Mac App Store già vittima della pirateria

di Luca Iannario 22

Dopo appena un giorno dalla presentazione ufficiale al grande pubblico, sorgono già i primi problemi per il neonato Mac App Store legati alle misure di sicurezza e alla pirateria. Si trovano, infatti, già i primi tutorial in rete che spiegano come installare applicazioni “craccate” e farle riconoscere al Mac App Store come se fossero state acquistate correttamente.

Dopo i diversi anni passati a cercare di proteggere iOS dalla pirateria, il “cracking” del Mac App Store è risultato fin troppo semplice se si pensa che basta copiare alcuni semplici file per aggirare il meccanismo di protezione del nuovo store online per Mac OS X.

In alcuni casi è sufficiente, infatti, copiare la “ricevuta” e la firma digitale ottenuta da un’applicazione scaricata gratuitamente in un’applicazione a pagamento (scaricata in “altri” modi) per eseguire correttamente quest’ultima e farla riconoscere all’App Store come acquistata regolarmente.

Secondo quanto riportato da Gizmodo, inoltre, un utente conosciuto con il nome “Dissident” è già riuscito anche ad eludere il sistema di sicurezza che protegge il Mac App Store. Come annunciato dallo stesso Dissident, KickBack (il nome della crack per App Store) non sarebbe stata rilasciata “prima di avere lo store funzionante” per “proteggere” gli sviluppatori delle applicazioni. “Quando avremo l’impressione che [il Mac App Store] ha un sacco di problemi al suo interno (la traduzione sarebbe alquanto più colorita, ndr), probabilmente rilasceremo KickBack”, aveva affermato Dissident.

Personalmente ritengo che l’introduzione del nuovo store sia un fatto del tutto positivo per il sistema operativo desktop. Certo, Apple potrebbe decidere di investire per migliorare l’autenticazione delle applicazioni acquistate all’interno dello store ma non è sua responsabilità cercare (da sola) di soffocare la pirateria. Il metodo illustrato in alcuni blog, e accennato in questo post, presuppone che l’utente scarichi un’applicazione già craccata attraverso canali non ufficiali, di fatto commettendo un reato.

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