Il tantalio di Apple non arriva dalle zone di guerra

di Lorenzo Paletti Commenta

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Apple ha pubblicato oggi il suo Supplier Responsability Report, datato 2014, nel quale riassume quanto fatto nel 2013 e conferma, tra le le altre cose, che il tantalio utilizzato nella produzione dei dispositivi marchiati con la mela non arriva da zone di guerra in Africa.

Si legge nel rapporto:

Nel gennaio del 2014 abbiamo confermato che tutte le fonderie di tantalio attive e identificate della catena di produzione Apple sono sate valutate da osservatori esterni come presenti in regioni prive di guerra, e continueremo a richiedere ai nostri fornitori di usare tantalio proveniente da queste miniere. Sappiamo che le catene di produzione cambiano nel tempo, e stiamo mantenendo un controllo costante sulla fornitura dei materiali.

Il Senior VP per le Operazioni ad Apple, Jeff Williams, ha anche rilasciato una dichiarazione a questo proposito al Wall Street Journal, reiterando quanto scritto nel documento. Il modo in cui si ottengono materiali fondamentali per la produzione di dispositivi elettronici (come il tantalio, l’oro e il tungsteno) ha generato diverse critiche negli ultimi anni. Alcune tra le principali miniere e fonderie che estraggono e lavorano questi materiali forniscono infatti fondi ai conflitti nella Repubblica Democratica del Congo.

Oltre a questi dati, Apple sottolineare che, nel 2013, la sua catena di produzione ha rispettato al 95% il limite di ore settimanale imposto agli operati (60 ore a settimana), tracciando il lavoro di oltre 1 milione di lavoratori della catena di produzione cinese. Dopo il rapporto del 2012, pubblicato lo scorso anno, Apple aveva rivelato di avere licenziato uno dei suoi fornitori dopo avere scoperto che questo faceva lavorare 74 minorenni in una delle sue fabbriche. La pubblicazione del rapporto è diventata una necessità per Apple dopo le continue critiche rivolte all’azienda a causa dello sfruttamento del lavoro cinese.

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