Il dipartimento di giustizia fa causa ad Apple e a 5 editori per i prezzi degli ebook

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Il Department Of Justice (DOJ) americano ha fatto causa ad Apple ed altri 5 editori per alcune violazioni antitrust sul prezzo degli ebook. L’accusa mossa dal Dipartimento è chiara: gli editori ed Apple si sarebbero accordati per vendere su iBookstore i propri libri con il cosiddetto “agency model” (il venditore del contenuto decide il prezzo, il distributore se ne prende una percentuale) a prezzi più alti rispetto ad Amazon e avrebbero successivamente utilizzato questo accordo come leva sullo Store di Jeff Bezos in modo da poter vendere libri anche su Kindle Store con il medesimo modello, anziché “all’ingrosso”, e a prezzi più alti rispetto al tetto dei 9,99$ imposto da Amazon sui best seller.

Tre dei cinque editori coinvolti, Harper Collins, Hachette e Simon&Schuster avrebbero già raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia, mentre Apple, McMillan e Penguin sarebbero intenzionati a procedere alla difesa in tribunale.

Grossi dubbi che un cartello sui prezzi sia realmente esistito, non ce ne sono. Anche Walter Isaacson, nella biografia di Steve Jobs, descrive questo accordo così come Steve Jobs glielo ha raccontato:

“Abbiamo detto agli editori: ‘noi procediamo con l’agency model, in cui voi decidete il prezzo e noi otteniamo il nostro 30% e si, il cliente paga un po’ di più, ma alla fine è comunque ciò che volete. Loro sono andati da Amazon e gli hanno detto: ‘ora firmerete un contratto ad agenzia con noi oppure smettiamo di darvi i libri”.

E non è tutto, perché Jobs riuscì a far firmare agli editori una clausola ulteriore che stabiliva l’obbligo, per gli editori, di non vendere libri ad altri concorrenti ad un prezzo inferiore rispetto a quello praticato sull’iBookstore di Apple.

L’accordo raggiunto dai tre editori che avrebbero preferito patteggiare comporta due fasi:

  • I contratti in vigore con Apple sono resi nulli
  • La clausola del minor prezzo possibile viene annullata e viene imposto un periodo di “raffreddamento” prima che un nuovo accordo possa essere firmato

Il motivo per cui Apple non ha accettato questo tipo di accordo (che quindi per ora non sarà probabilmente imposto nemmeno ai quei tre editori che già l’hanno accettato) è che farlo significherebbe sparare in una gamba all’iBookstore. Durante il periodo di “raffreddamento” Amazon riprenderebbe a vendere best seller a prezzi tali da rendere molto meno competitiva l’offerta dell’iBookstore. Il rischio è ancora più grave, perché certi editori potrebbero di fatto smettere di fornire i propri libri ad Apple.

L’ufficio legale di Cupertino ha tutte le risorse per affrontare una battaglia legale non facile, di cui conosceremo gli sviluppi nei prossimi mesi.
La difesa punterà probabilmente a dimostrare che l’accordo era l’unica strada possibile per infiltrarsi in un mercato già dominato, al 90% da un gigante chiamato Amazon, contro il quale nessuna concorrenza sarebbe stata possibile altrimenti. Nel frattempo gli avvocati di Apple potranno continuare a trattare con il DOJ alla ricerca di un accordo che possa avere termini più favorevoli per Cupertino.

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