Final Cut, 40 licenziamenti a LA e Austin

di Andrea "C. Miller" Nepori 6

Apple ha licenziato 40 elementi del team che si occupa dello sviluppo di Final Cut. I tagli hanno colpito i dipendenti delle sedi distaccate di Los Angeles e Austin. E’ quanto emerge dalla testimonianza di Pete Warden, ex membro del team di Final Cut, che ha comunicato la spiacevole notizia una settimana fa attraverso un messaggio sul suo account twitter.

Il Tweet è stato poi ripreso da AE Portal News e successivamente da CNet. Quella di Warden è l’unica testimonianza perché Apple non ha fatto sapere nulla, come da copione, su eventuali licenziamenti all’interno del team di Final Cut.

A quanto è dato sapere, Final Cut, di cui è uscita la versione 7 nel luglio scorso, se la passa alla grande e i profitti sono buoni. I tagli potrebbero dunque essere conseguenza di una ristrutturazione interna che ha colpito in particolar modo chi lavora in sedi distaccate.

Le fonti di Warden sarebbero proprio i suoi amici licenziati, ma è difficile confermare la veridicità del report a causa dell’impossibilità di verificare il dato anche con altre fonti. Ovviamente il silenzio di Apple contribuisce a rendere ancor più fumosa la questione.

Di fatto Warden, che adesso si occupa dello sviluppo di plugin per Adobe After Effects,  si è messo apertamente a fare pubblicità ai propri colleghi rimasti senza lavoro sul suo e su altri blog. “Se qualcuno nell’area di Los Angeles sta cercando dei creativi super-bravi, dei product managers o programmatori grafici” scrive Warden su AE Portal News “siete pregati di inviarmi una mail”.

I licenziamenti arrivano a breve distanza dall’inizio del NAB di Las Vegas, il più importante evento dedicato al broadcasting e ai professionisti del video, dove anche quest’anno però Apple non presenzierà. Se confermati, però, i tagli non devono far pensare necessariamente alla volontà di abbandonare Final Cut da parte di Apple.

Del resto, nota AE Portal News, anche Adobe ha lasciato a casa 600 persone nel 2008 e altri 680 nel 2009, in entrambi i casi un sorprendente 9% sul numero totale dei dipendenti.
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