Apple lascia la Chamber of Commerce che contesta Obama

di Andrea "C. Miller" Nepori 7

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Apple ha preso le proprie politiche “verdi” molto sul serio, tanto che sulla base di una presa di posizione su questo tema l’azienda di Cupertino ha deciso di uscire dalla United States Chamber of Commerce, l’organizzazione federale no-profit che tutela gli interessi e difende le posizioni dei piccoli e grandi “business owners”.

La U.S. Chamber of Commerce ha assunto una posizione in netto contrasto con le nuove politiche ambientaliste dell’amministrazione Obama provocando la reazione dell’azienda di Cupertino, che ieri ha deciso di lasciare l’organizzazione con effetto immediato.

Catherine Novelli (Vice President – Worldwide Government Affairs di Apple) ha spiegato le ragioni di questa scelta in una missiva indirizzata a Tom Donahue, presidente della Chamber of Commerce:

“Obiettiamo fermamente al recente commento della Camera in opposizione agli sforzi dell’EPA per la limitazione delle emissioni di gas serra. Apple supporta la regolazione delle emissioni di gas serra ed è frustrante constatare che la Camera è in contrasto con noi su questo punto.”

Apple ha deciso di prendere sul serio il proprio impegno per l’ambiente già da tempo. Non è un caso che nell’intervista rilasciata settimana scorsa a BusinessWeek, la prima dal suo ritorno, Steve Jobs abbia voluto parlare proprio di questi aspetti e di come la Mela sia impegnata sul fronte della riduzione dei gas serra in maniera molto seria.

Unica fra i grandi produttori di computer e dispositivi elettronici di largo consumo, Apple ha scelto di avviare studi sull’impatto dei prodotti che essa immette sul mercato durante tutto il loro ciclo di vita, senza limitarsi alla messa in opera di piani di risparmio energetico in fase di produzione e in ambito corporate.

La sola adozione di quest’ultima soluzione, molto più comoda, fa il paio con il paravento di promesse, secondo Jobs, dietro cui si nascondono molte altre aziende del settore. Allo stesso tempo organizzazioni come GreenPeace stilano classifiche che troppo spesso prendono in considerazione quelle promesse più di tutto ciò che ogni singola azienda ha davvero fatto finora per diminuire il proprio impatto ambientale.

Potete leggere l’intera intervista su BusinessWeek.