Registrare musica su Mac: microfoni

di Carlo Ballantini 24

 

Continuiamo la serie di articoli sulla registrazione affrontando uno degli argomenti che coinvolge i più svariati strumenti musicali: la registrazione tramite microfoni. Nonostante la natura di questo blog sia chiaramente indirizzata agli utenti della mela è probabile che anche molti musicisti che non hanno (ancora) un Mac possano trovare utili suggerimenti per registrare strumenti acustici e voci.

Prima di tutto è necessario sapere che i microfoni si dividono in due grandi categorie: i microfoni dinamici e quelli a condensatore. Ognuna di queste due famiglie ha caratteristiche ben precise ed in base alle esigenze sarà più consono l’uso di un tipo o dell’altro.

I microfoni a condensatore sono molto usati in studio e permettono di catturare un’ampia gamma di frequenze e segnali anche molto deboli. Sono qualitativamente migliori rispetto a quelli dinamici e possono essere usati anche ad una certa distanza dalla fonte catturando così anche il riverbero naturale dell’ambiente (sperando che la stanza sia comunque silenziosa). La cattura tramite capsula capacitiva ha però un basso rendimento ed emette un segnale molto basso che ha bisogno di essere preamplificato già all’interno del microfono stesso. Ne consegue che, oltre alla capsula, anche il preamplificatore interno deve essere di buona fattura altrimenti avremo facilmente un segnale di scarsa qualità. Questo per dire che, nonostante la superiorità teorica, un microfono a condensatore molto economico ci darà probabilmente un risultato finale peggiore di un buon microfono dinamico.

Come dicevamo questo tipo di microfono ha bisogno di essere alimentato e ciò può avvenire in vari modi: alcuni modelli hanno un alloggiamento per batterie interne, ma più spesso si alimentano con la Phantom Power (alimentazione “fantasma”), una tensione di 48 Volts a bassissima corrente che viene fornita dal mixer o da un preamplificatore esterno e che passa attraverso lo stesso cavo XLR usato dal segnale audio.

Come abbiamo già detto in precedenza il nostro Mac ha un ingresso di tipo Line In e quindi ovviamente non ha la possibilità di fornire la necessaria alimentazione ai microfoni a condensatore. La maggioranza dei mixer oggi in commercio è provvista di Phantom e quindi una soluzione semplice ed economica è quella di collegare il microfono ad un mixer che provvederà ad alimentare il microfono e a fornirci in uscita un segnale di linea adeguato all’ingresso integrato dei Mac. 

I microfoni dinamici sfruttano invece l’induzione elettromagnetica e questo li rende liberi da alimentazioni. Sono molto meno sensibili alla manipolazione (il rumore della mano che lo impugna) ed ai segnali deboli e quindi più adatti ad un utilizzo dal vivo soprattutto per la minore possibilità di innescare fastidiosi feedback con i monitor sul palco. Comunque ci sono microfoni a condensatore usati anche dal vivo e microfoni dinamici usati in studio  quindi non esiste una vera e propria regola che separi l’utilizzo dal vivo da quello in studio.

Nonostante non ci sia bisogno di Phantom anche con i dinamici è certamente preferibile passare attraverso un preamplificatore prima di entrare nel Mac. Possiamo usare (coma al solito) un mixer oppure, ancora meglio, possiamo optare per un Channel Strip stand-alone che è un apparecchio progettato specificatamente per questo scopo dotato di preamplificatore, equalizzatore e a volte anche di compressore, limiter e noise gate.

Tuttavia, se si è proprio sprovvisti di qualsiasi altra cosa, con un microfono dinamico si può anche tentare il collegamento diretto all’ingresso del computer. Non sarà il massimo della qualità, ma… funziona! Non mi sento di consigliarvi una scelta del genere, ma personalmente ho sempre nella mia borsa, insieme al MacBook Pro, un microfono dinamico ed un cavo adattatore da XLR femmina a mini-jack maschio. Ammetto di non usare spesso questa soluzione diretta per registrare, ma visto il costo ridottissimo e l’ingombro minimo mi piace l’idea di poter catturare “al volo” qualsiasi suono anche in assenza di altra strumentazione.

Ogni microfono ha delle caratteristiche di dinamica e risposta in frequenza ben precise ed in linea di massima i microfoni più costosi hanno chiaramente caratteristiche migliori, ma non sempre il rapporto è così diretto e, soprattutto, non è detto che un microfono più costoso sia più adatto ad ogni tipo di ripresa audio. Non ha molto senso, ad esempio, registrare la cassa della batteria o uno strumento a fiato come la tromba (suoni che hanno un’elevata pressione acustica) con un microfono a condensatore studiato per la voce perché è molto probabile che il segnale vada in saturazione e ci sono in commercio microfoni (magari anche più economici) che possono svolgere meglio tale funzione. Informatevi, in base allo strumento che volete registrare, su quali sono i microfoni più adatti e, soprattutto, su quelli più usati dai professionisti del settore. Potreste scoprire che anche in uno studio dotato di un bellissimo Neumann valvolare (dal valore di svariate migliaia di euro) per registrare una chitarra elettrica venga usato un “banale” Shure SM57 da meno di 100 euro.

Un’altra cosa molto importante è la posizione e la distanza di ripresa. Se fate delle prove noterete che variando la distanza del microfono dalla sorgente o cambiandone l’allineamento le frequenze catturate cambiano in maniera molto evidente. Il classico esempio è quello del microfono che, messo perfettamente davanti (in asse) ad un amplificatore per chitarra, perde molte frequenze basse e quindi molto “corpo”. Basta inclinare un po’ il microfono rispetto al cono (fuori asse) per avere un suono più caldo e al tempo stesso po’ meno “presente”. Dipenderà quindi dalle sonorità del brano e dal vostro gusto la scelta della giusta posizione.

Provate quindi. Registrate più tracce cambiando distanza e posizione e poi valutate con attenzione dove e come posizionare il microfono. La cosa fondamentale è che la registrazione sia di vostro gradimento già al momento della ripresa senza contare troppo su futuri possibili aggiustamenti: se il suono è buono alla fonte sarà molto più facile anche lavorarlo successivamente mentre un suono povero di armoniche (che sia colpa dello strumento, dell’ampli o del microfono utilizzato) probabilmente rimarrà “bruttino” anche dopo tutti i vostri interventi di equalizzazione e compressione.

In conclusione vi ricordo che l’ingresso stereo dei Mac può essere utilizzato anche come due canali monofonici separati e quindi, con un opportuno cavo ad Y che separi il canale sinistro da quello destro, può essere utilizzato per registrare due sorgenti in tracce separate (ad esempio una chitarra e una voce). Se dobbiamo registrare più di due canali contemporaneamente dovremo necessariamente acquistare una scheda esterna, ma in tutti i casi in cui si possa o voglia registrare uno strumento alla volta non è detto che la scheda audio sia il primo acquisto da fare. Molto spesso si è portati a pensare che una scheda audio esterna sia in ogni caso migliore di quella integrata, ma per noi che usiamo Mac non è sempre così. In caso di budget limitato il mio consiglio è quello di investire in un microfono di qualità e magari anche in un buon Channel Strip lasciando poi il lavoro di conversione AD alla scheda integrata; sono sicuro che le registrazioni ne guadagnerebbero rispetto a quelle fatte con una scheda economica dotata di preamplificatore integrato di qualità amatoriale.