La qualità di registrazione audio

di Carlo Ballantini 8

Dopo il tradizionale concerto del primo maggio abbiamo visto molti artisti emergenti esprimersi sul palco e, vista la qualità discutibile di alcune performance, siamo tutti carichi di energia e pronti ad incidere le nostre idee musicali da gridare al mondo! Se avete un Mac a portata di mano siete già in possesso di buoni mezzi per realizzarle: una scheda audio 96 KHz, 24 bit, loops,  strumenti virtuali, effetti e, ovviamente, l’immancabile GarageBand. Ma siete sicuri di saperlo sfruttare al meglio? State già registrando le vostre idee alla massima qualità possibile? Serve davvero a qualcosa sprecare bit e byte per registrare la nostra musica ad una maggiore frequenza di campionamento e con una profondità dinamica di 24 bit?

A questo punto gli audiofili si dividono in due categorie principali: quelli che sostengono che un file audio a 192 KHz, 24 bit non suona molto meglio di un normale CD e che comunque è inutile campionare ad alta qualità per poi ridurla agli standard necessari alla diffusione commerciale e quelli che dicono, spesso mentendo, di sentire ad orecchio una differenza evidente. La verità, come al solito, sta nel mezzo e per essere ben compresa dobbiamo fare un piccolo approfondimento teorico.

L’orecchio umano è capace di percepire frequenze fino a 20.000 Hz, ma in realtà la media degli ascoltatori non va oltre i 16/18 KHz e tale limite massimo è destinato ad abbassarsi in maniera inevitabile con l’avanzare dell’età. Vi ricordo che per catturare una determinata frequenza si deve campionare ad almeno il doppio e quindi con la classica “qualità CD” (44.1 KHz) si catturano frequenze già oltre la soglia di percezione umana. Tuttavia il limite massimo (che è quindi 22.050 Hz) è puramente teorico in quanto ad una frequenza che sia la metà di quella di campionamento la forma d’onda viene campionata in modo molto approssimato rispetto alla sua forma originale. Vi sarà capitato di ascoltare un file audio di qualità scadente e avrete certamente notato un effetto metallico: è dovuto proprio alla distorsione della forma d’onda negli alti che, in quel caso, avviene per frequenze ben udibili da qualsiasi orecchio.

Fortunatamente in qualità CD tale approssimazione avviene per frequenze che il nostro orecchio non riesce a percepire, ma è bene ricordare che ogni forma di campionamento digitale porta con sé un errore che, per quanto minimo ed impercettibile, è comunque inevitabile.

Visto che molti strumenti acustici producono frequenze armoniche anche oltre i classici 20 KHz c’è chi ritiene (soprattutto nella musica classica) di dover catturare tutti gli armonici, anche quelli oltre la soglia di udibilità. La cosa può essere opinabile, ma rimane indiscutibile il fatto che, campionando a 96 o addirittura a 192 KHz, le alte frequenze ai limiti della percezione risultino più lontane dal limite massimo teorico e quindi più fedeli e definite.

Un discorso molto simile può essere fatto anche per la profondità dinamica che, in parole povere, è la divisione in piccoli scalini dell’ampiezza di un segnale audio: avere a disposizione oltre 16 milioni di livelli (24 bit) invece che poco più di 65000 (16 bit) è certamente utile per definire in maniera più fedele la forma d’onda originale (che nel dominio analogico ha infiniti livelli intermedi).

Ma se poi tutto deve essere ridotto agli standard commerciali o addirittura compresso per la diffusione tramite internet, che senso ha campionare ad una qualità maggiore?

La risposta a questo interrogativo è molto semplice: le tracce che state registrando subiranno certamente numerosi processi tramite i plug-in (equalizzazione, compressione, effetti di modulazione, etc) e ad ogni passaggio il suono ne uscirà leggermente peggiorato in quanto qualsiasi calcolo o algoritmo che si applica ad un forma d’onda campionata non potrà che aumentare l’errore e l’approssimazione di partenza. Non è certamente facile percepire e misurare tale errore, ma senza alcun dubbio più il campionamento è accurato e più la forma d’onda elaborata rispetterà il suono acustico di partenza.

Ecco quindi perché una registrazione fatta a 192 Khz, 24 bit e passata direttamente in un normale CD Audio non porterà alcun vantaggio, mentre un mix con effetti ed elaborazioni fatto partendo da file campionati ad alta qualità sarà sensibilmente migliore… soprattutto nella definizione delle alte frequenze. Nella speranza di avervi convinto andiamo a vedere nel dettaglio come ottimizzare l’utilizzo dei nostri Mac e di GarageBand.

Se utilizzate una scheda esterna sarà quasi sicuramente dotata di un suo driver con relativo pannello di controllo all’interno delle Preferenze di Sistema in cui poter scegliere la qualità di registrazione. Per la scheda audio integrata, invece, aprite l’applicazione Configurazione MIDI Audio che trovate nella cartella Utility. Su Dispositivi audio selezionate una ad una le proprietà degli ingressi e delle uscite e verificate per ognuno di essi che il formato sia impostato con i valori massimi. Se non volete appesantire troppo il lavoro al processore potete anche lasciare la frequenza standard 44.100 Hz (che è quella utilizzata da GarageBand), ma verificate almeno che la profondità dinamica sia impostata a 24 bit.

Aprite poi le Preferenze di GarageBand e andate su Avanzate: qui potete scegliere la risoluzione audio con cui far lavorare il programma. Ovviamente, come avrete capito, io vi consiglio quella Ottimale in modo che qualsiasi registrazione ed esportazione sia sempre fatta alla massima qualità.

Adesso siete pronti a registrare e, eventualmente, anche ad ultimare il lavoro in una sala di registrazione professionale. Se il resto della vostra strumentazione è di buon livello e, soprattutto, se le vostre esecuzioni hanno qualcosa da dire potete stare tranquilli che i vostri file audio saranno adeguati ad una produzione professionale. Buona registrazione a tutti!

Carlo Ballantini è uno stimato musicista con esperienze professionali nazionali ed internazionali. Oltre ai progetti personali con la Ballantine Band vanta collaborazioni con vari artisti tra le quali spicca quella decennale con Enzo “Pupo” Ghinazzi in qualità di chitarrista, corista, autore e arrangiatore.