iPod, iTunes e i DRM: procede la class action

di Andrea "C. Miller" Nepori 1

Nel 2011 la corte del Northern District of California ha approvato lo status di class action per una vecchia causa contro Apple relativa alle restrizioni imposte dall’azienda agli utenti iPod con l’applicazione dei DRM Fair Play.

E’ una vecchia storia, di cui abbiamo parlato più volte: nel 2005 tre utenti fecero causa a Cupertino accusando l’azienda di comportamento anti-concorrenziale perché i propri iPod non erano in grado di riprodurre musica (protetta da DRM non Apple) acquistata da altri store musicali diversi da iTunes e allo stesso tempo la musica acquistata da iTunes Store non poteva essere riprodotta su altri lettori.

Si tratta di una causa che si regge su presupposti un po’ instabili ma che adesso una firm di consulenza legale che ha preso in carico la gestione della class action vuole sfruttare fino in fondo. Nei giorni scorsi una buona parte di coloro che hanno acquistato un iPod fra il 12 settembre 2006 e il 31 marzo 2009 sono stati avvisati tramite email della propria “partecipazione automatica” alla class action.

Le email inviate agli utenti iPod rimandano ad un sito realizzato per l’occasione e gestito dalla Rust Consulting, la firm che si occupa del procedimento di Class Action, in cui viene spiegata la natura della causa e ciò che devono fare i cittadini coinvolti per essere esclusi dal procedimento.

Possiamo registrare questa pratica all’indice “danni del DRM”, visto che tutto si basa sul fatto, incontrovertibile, che l’utilizzo dei DRM Fair Play ha creato solo disagi per gli utenti, abili in ogni caso a scassinare il lucchetto digitale con software e stratagemmi tanto semplici quanto efficaci.

Nella class action si fa anche riferimento alla tecnologia Harmony, con cui Real Networks tentò di fare il reverse engineering del DRM Fair Play, che Apple provò ad osteggiare in ogni modo.

La lista dei modelli di iPod inclusi nella class action provoca un po’ di nostalgia per il decennio che fu. Si va dagli iPod nano di prima generazione all’iPod touch di seconda generazione, passando per il Classic da 160GB e per la special edition dedicata agli U2.

Gli utenti (solo statunitensi) che vogliono partecipare alla class action non devono fare nulla, sono già potenzialmente inclusi, mentre quelli che ne vogliono essere esclusi (e stando ai commenti che si leggono nel Web sulla questione non sono pochi quelli che giudicano parecchio male quest’iniziativa) devono procedere ad inviare comunicazione per iscritto con una fastidiosa procedura che presuppone l’uso della posta tradizionale.

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