iPhone Plus, due parole sull’iPhone gigante

di Andrea "C. Miller" Nepori 7

Qualche giorno fa Marco Arment, creatore di Instapaper e noto blogger, ha avanzato una serie di ipotesi sull’iPhone Plus, fantomatico iPhone da quasi 5” su cui Apple starebbe lavorando in questo momento stando ad alcuni rumor dall’Estremo Oriente.
Il nuovo iPhonone, dice Arment, potrebbe piazzarsi esattamente fra iPhone e iPad mini e coprire quella fascia di mercato che ora è territorio dei super-smartphone Android, come il Galaxy SIII o il Galaxy Note. In altre parole quelle che fino a poco tempo fa erano buone motivazioni per giustificare l’assenza di un’offerta Apple nell’ambito dei dispositivi con schermi giganti improvvisamente diventano buone ragioni a supporto di un iPhone con schermo più grande.

La giustificazione tecnica di Arment è più che condivisibile e le spiegazioni “numeriche” su come Apple potrebbe realizzare un iPhone da (quasi) 5 pollici sono più che soddisfacenti:

”La teoria è semplice: si applichino i calcoli di John Gruber per l’iPad mini al contrario. L’iPad mini usa display con la densità del 3GS alla risoluzione dell’iPad. E se un iPhone Plus usasse i display dell’iPad retina alla risoluzione dell’iPhone 5, mantenendo il resto del design proporzionale ad un iPhone 5?

Il suo display da 640 x 1136 con 264 DPI misurerebbe 4,94” sulla diagonale e avrebbe all’incirca questo aspetto accanto ad un iPhone 5:”

iPhone Plus

Nulla da obiettare, dunque, sotto questo punto di vista, l’ipotesi è tutt’altro che peregrina e sul piano tecnico un dispositivo di questo tipo può funzionare.

Giustificazione firmata

Quello che mi ha sinceramente colpito è il primo e il principale motivo che secondo Arment potrebbe giustificare l’introduzione di un simile dispositivo da parte di Apple:

“Perché Apple dovrebbe lanciare questo prodotto? Prima di tutto perché c’è una significativa domanda per gli smartphone con uno schermo più largo. Per quanto ci divertiamo a prendere in giro il Galaxy Note, vende sorprendentemente bene, specialmente al di fuori degli Stati Uniti”.

John Gruber, Jim Dalrymple, Rene Ritchie e vari altri blogger Apple d’elite hanno subito annuito.
Ma come? Dopo anni passati a prendersi gioco del Galaxy SIII, a canzonare gli spot Samsung, a dirsi convinti dell’impossibilità di un iPad mini, o di un iPhone da 4” (che però non è un semplice dispositivo da 4 pollici) ora improvvisamente “ha ragione Samsung” perché il Note vende meglio di quanto “l’elite opinionistica americana” pensasse?

Va bene, ne prendiamo atto. E’ un modo particolarmente complicato per dire “avevamo cannato in pieno”, in fondo c’è una domanda per i dispositivi elefantiaci, dallo schermo spropositato”. (¹)

Quel che proprio non riesco a leggere senza un moto di disappunto è quella giustificazione: “è il mercato che lo chiede”. Arriva da chi da sempre sostiene che Apple, almeno nelle intenzioni “valoriali” e per il suo modo di funzionare, non insegue mai il mercato “attuale”. Lo crea, il mercato. Crea la domanda, con un offerta che è oltre il presente del mercato.

Non parlo soltanto delle grandi innovazioni (l’iPhone, l’iPad… ) che le borse sembrano pretendere ad un ritmo continuo e forsennato. Parlo del modo con cui anche una differenziazione del dispositivo più importante del line-up, l’iPhone 5, viene condotta nella maniera migliore e più attinente alla filosofia dello sviluppo dei prodotti Apple.

iPhone Plus a confronto con i giganti della concorrenza, fra Galaxy S III e Note
iPhone Plus a confronto con i giganti della concorrenza, fra Galaxy S III e Note

E’ il mercato che lo chiede, baby

Ora, già l’iPad mini aveva mostrato segni di cedimento in questa visione. Siamo a un punto, in questa era post-PC, in cui la commodization rapidissima dell’iPad ha creato la necessità di una “auto-cannibalizzazione”. L’iPad mini nasce per coprire una fascia di prezzo che rischiava altrimenti di essere lasciata ai produttori concorrenti.

Validissima ragione, ma è comunque una scelta che deriva da un’interpretazione che parte dall’analisi del mercato, con un meccanismo che, per Apple, è relativamente una novità.

L’iPhone Plus, se dovesse essere reale, rafforzerebbe sicuramente questa tendenza: “l’anarchica” Apple di Jobsiana memoria non può permettersi, nelle condizioni di mercato attuali, di inseguire soltanto “la visione”, o almeno non per tutti i prodotti, e deve invece preoccuparsi di consolidare in quei settori dove la concorrenza rischia di erodere, in futuro, quote di mercato e profitti.

Badate bene, non c’è nulla di negativo, in tutto questo, né c’è alcuna nostalgia per il modo “Jobsiano” di prendere il mercato a pesci in faccia e dare alla gente solo quello che vorrà e non ciò che vuole adesso. Sono cambiati i fattori di fondo che regolano gli equilibri e le dinamiche del mercato ed Apple fa bene ad adeguarsi per non rischiare di perdere una partita vinta in partenza, come già avvenne nel corso dei primi anni ‘90.

Se la mia deve essere una critica non lo è di certo alla gestione Cook (i numeri parlano chiaro) o alla nuova Apple riorganizzata sotto la sua gestione. Né è una critica al fatto che la domanda e il mercato possano oggettivamente avere un peso diverso, oggi, nelle scelte dell’azienda.

La mia è una critica al modo in cui vengono raccontate quelle scelte, soprattutto dalla suddetta élite del blogging Apple, e da come esse vengano “giustificate”, talvolta addirittura preventivamente.
Peggio di Arment fece Gruber, nella sua recensione dell’iPad mini: lo definì “il vero iPad”, dopo anni passati a considerare praticamente di serie B i tablet che non avessero uno schermo grande almeno quanto quello dell’iPad.

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iPhone plus a confronto con il line-up Apple

No, non è il vero iPad: è l’iPad necessario per gli altri non mangino nemmeno neppure le briciole che cadono dal ricco piatto Apple. E, in questo senso, è la scelta giusta. Basta che lo si sappia, però, e si ammetta senza tanti giri di parole che è questo il vero motivo che ha spinto Apple alla creazione e al lancio di questo prodotto.

Allo stesso modo, oggi, prendere atto che soprattutto sui mercati esteri (che comunque contano assieme più del 60%, in media, nel fatturato Apple) i terminali Samsung dai display giganteschi piacciono e vendono bene, non è un’onta. E’ una semplice scelta che però, ancora una volta, parte da una domanda del mercato.

Se iPhone Plus sarà (e personalmente non mi convincerà mai nessuno dell’appeal di un coso di quelle dimensioni che si posiziona nello spazio, ristrettissimo, fra iPhone da 4” e iPad mini) sapremo che è per questi motivi.
Magari anche per affrontare i mercati cinese e russo, giganti riserve che si riveleranno sempre più importanti per una crescita futura libera dal rischio di saturazione.

Questa considerazione “realista” non toglie nulla al modo in cui Apple, comunque, continuerà a produrre dispositivi di qualità superiore rispetto alla concorrenza che come tali verranno pubblicizzati e venduti.
Semplicemente, fino alla next big thing, se ci sarà, assisteremo di sicuro a quel consolidamento di cui parlavo. Tante opinioni, statene certi, continueranno a cambiare senza che le parole “forse ci eravamo sbagliati” verranno mai pronunciate.


Note:
(¹) Continuo a credere che NON sia così per il Note, almeno, mentre sicuramente se ne può parlare per quanto riguarda il Galaxy SIII. In ogni caso i giganti della concorrenza, fuori dagli Stati Uniti, funzionano bene principalmente per due motivi:
1 – Samsung spende miliardi di dollari (14 circa, lo scorso anno, contro i 3 di Apple a livello globale) per campagne di marketing multiformi che, evidentemente, si rivelano efficaci.
2 – I dispositivi come il Note o il Galaxy SIII sono più conveniente da comprare, viste le offerte in perdita di certi operatori. Nonostante sulla carta appartengano alla stessa fascia di prezzo dell’iPhone, più o meno, i terminali Samsung sono spinti con molta più convinzione da tutti gli operatori internazionali, grazie anche ad iniziative molto costose per l’azienda che rientrano in quel budget spropositato alla voce marketing.