App Store: la fine è segnata?

di Michele Baratelli 13

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Sin da quando le sue porte virtuali sono state aperte nel luglio dello scorso anno, App Store è il protagonista diretto e indiretto di numerosi articoli. L’economia del negozio virtuale di applicazioni per iPhone e iPod touch non offre segnali di cedimento e continua la sua inarrestabile crescita.

App Store, passatemi il concetto, è un nuovo sistema economico per gli sviluppatori. Un enorme mercato in cui developers che da anni creano applicazioni e novellini in cerca di visibilità combattono tra loro a suo di prezzi bassi. Così facendo i margini di guadagno sono sempre più limitati e per fare cassa occorre vendere sempre più copie: un circolo vizioso apparentemente inarrestabile. Il sistema economico proposto da App Store riuscirà a stare in piedi garantendo tuttavia la qualità delle App proposte a prezzi sempre più bassi?

Nascono parecchie preoccupazioni nella mente degli sviluppatori e degli “addetti ai lavori” anche se, leggendo i dati snocciolati da Apple sul volume di traffico di App Store, è difficile rendersi conto di questo particolare disagio. Essendo una tipologia di business relativamente inedita, ogni parte chiamata in causa prova a dare la propria opinione sul futuro di App Store arrivando talvolta a conclusioni generate sostanzialmente dalla propria sensibilità e non basate su dati concreti (anche perché è ancora presto per produrli).

A tal punto suggerisco la lettura di un interessantissimo articolo di Gizmodo dove, finalmente con alcuni dati alla mano, si analizza in maniera comprensibile a tutti il modello economico di App Store. Il dato principale è uno solo: una stessa applicazione, disponibile per diverse piattaforme, su App Store è decisamente più economica con sconti che vanno spesso oltre al 50%.

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Il concetto proposto da Gizmodo è semplice: App Store permette la vendita di massa della propria applicazione rendendo così possibile abbatterne il costo per renderla ancora più appetibile per tutta l’utenza interessata. Più copie a minor prezzo possono offrire lo stesso margine di guadagno. E fin qui nulla di male.

Il “male“, se così può essere definito”, è che tale sistema economico tende a far livellare verso il basso il prezzo di tutte le App presenti rendendo quasi nulli i margini di guadagno per quei developers che non possono permettersi pubblicità oltre alle altre astuzie che le grandi software house conoscono benissimo.

Contribuisce alla permanenza di questo sistema di prezzi al ribasso anche la percezione del costo delle App. Gizmodo offre un interessante spunto: se posso acquistare un film per 2 dollari, quanto mai varrà una App? Inoltre, è la stessa Apple a fomentare questo clima di forti diminuzioni di prezzo perché nella Top10 delle applicazioni più vendute si trovano spesso quelle che costano 0,79 euro.

Cosa accadrà quindi? Sempre secondo Gizmodo, dobbiamo aspettarci prezzi sempre più bassi fino al giorno in cui tale sistema collasserà su se stesso per l’impossibilità di coniugare innovazione ai forti sconti, facendo così allontanare i grandi nomi. Scenario plausibile, anche se probabilmente un po’ troppo forzato. Mi spiego.

Ora siamo in una fase in cui le App scendono costantemente di prezzo e aumentano, generalmente, di valore: tutto questo nell’ottica di vendere di più. Se tale sistema non permetterà ai grandi nomi di incassare quanto previsto, assisteremo ad una decisa inversione di questo trend in modo che le App possano tornare ad avere il prezzo che spetta loro. Solo a questo punto, se il pubblico continuerà ad aspettarsi, per assurdo, “navigatori satellitari a 0,79” ci sarà la fuga di massa dei grandi nomi. Come sempre in un’economia di mercato, siamo noi acquirenti il punto fondamentale della catena.

E se invece il sistema economico proposto da App Store, ovvero quello dei prezzi al ribasso, contagiasse anche tutti gli altri settori? Ritenete possa essere uno scenario plausibile?