Topolino per iPad? Sì, ma solo tramite abbonamenti.it

di Andrea "C. Miller" Nepori 11

Qualche giorno mi è arrivato fra le mani un comunicato in cui si parlava dell’imminente lancio di Topolino per iPad. Mi sono appuntato la cosa, intenzionato a parlarne, ma quando ho cercato l’app Topolino (o qualcosa di simile) nell’App Store non ho trovato nulla. Ho pensato che forse ci sarebbe semplicemente voluto qualche giorno per l’approvazione dell’app e che tanto valeva aspettare prima di scriverne. Fra un impegno e l’altro la faccenda – di cui invece abbiamo parlato su Libri e Bit – mi è passata di mente. A riaccendere la lampadina, una newsletter di Mondadori che mi è arrivata ieri in cui mi si proponevano i nuovi abbonamenti digitali gestiti da abbonamenti.it. Un rapido passaggio sul sito ed eccolo lì: l’abbonamento elettronico a Topolino. Fare due più due non è stato difficile: per leggere Topolino su iPad non c’è nessuna applicazione dedicata. Bisogna installare l’applicazione di abbonamenti.it e da lì inserire il proprio user name e password con cui ci si è registrati sul sito e con il quale si è già provveduto ad acquistare uno degli abbonamenti digitali disponibili. Come faccia l’utente iPad medio ad effettuare con successo questa sequela di passaggi senza perdere la voglia a metà percorso è un mistero.

Per semplice curiosità e mosso da una punta di nostalgia ho voluto acquistare l’abbonamento di Topolino in offerta lancio: 8 numeri a 9€. Non male neppure le altre modalità di abbonamento digitale (26 numeri e 52 numeri a 29,90€ e 49,90€), entrambe più economiche del cartaceo.

In-app subscription, queste sconosciute

L’applicazione abbonamenti.it, necessaria per leggere gli abbonamenti digitali ma irreperibile nelle pagine delle riviste sul sito stesso del distributore, è di fatto un “multi-reader” che funziona in questo modo: al primo avvio l’applicazione chiede di effettuare il login con le credenziali utilizzate sul sito; se sul sito non ci siete mai stati, tanti auguri. Nessun link diretto ma solo un invito “testuale” a collegarsi ad abbonamenti.it. Il bravo utente iPad allora deve aprire Safari, digitare manualmente il nome del sito nella barra degli indirizzi, caricarlo, scegliere la rivista cui abbonarsi e pagare tramite carta di credito o PayPal. Una procedura lontanissima dall’essere user-friendly e troppo “avanzata” per il tipo di utenza che interessa agli editori.

Il motivo di tutto questo vero e proprio percorso ad ostacoli? Semplice: è l’unico modo attraverso il quale gli editori e il gestore degli abbonamenti non debbono versare ad Apple il 30% previsto dalle in-app subscription. Insomma: la possibilità di iscriversi dall’applicazione è totalmente inesistente e quindi abbonamenti.it non si configura come app editoriale. Ergo non è sottoposta alle regole delle in-app subscription e semplicemente si limita a fornire una schermata di login.

Il problema è che una volta effettuato il login, l’app si trasforma in un reader, quindi in un app editoriale, ma ormai l’abbonamento è fatto e tanti saluti. Sinceramente non ho idea di quanto quest’app sia in regola con la policy Apple, ma se è stata approvata ed è utilizzabile, evidentemente la scappatoia escogitata ha sortito l’effetto desiderato.

L’app di abbonamenti.it

Quanto all’applicazione in sé, la delusione è pressoché totale. Il reader che abbonamenti.it mette a disposizione è una versione “ottimizzata” per iPad dello stesso reader che si può utilizzare per leggere le riviste via browser. E le riviste, poi, altro non sono che meri PDF schiaffati dentro suddetto reader. Nessun tipo di astrazione del contenuto che permetta una riformattazione ad hoc e soprattutto interazione zero. Finché la rivista che si vuol leggere è Panorama, ci si può anche stare. Ritrovarsi pezzi di frase sgranati o poco leggibile non può certo essere questa gran perdita, vista la qualità del giornale. Ma nel caso di Topolino è inaccettabile. Le immagini delle tavole sono di bassa qualità e lo scorrimento del contenuto è pessimo.

Niente zoom sui riquadri come avviene in applicazioni come Comixology, per dire, e nessuna possibilità di fare doppio tap adattando automaticamente il contenuto alla dimensione del display, ma semplicemente pinch e zoom liberi che dopo un po’ fanno venire voglia di premere il tasto home e di fare un salto in edicola per comprare (per voi e per vostro figlio) la versione cartacea del giornalino. E a questo punto mi viene da pensare che lo scopo di tutta l’operazione sia proprio questo: convincere che la carta è ancora superiore al digitale per spingere le vendite tradizionali. O magari questa è solo una teoria del complotto e siamo semplicemente di fronte all’ennesima riprova della pochezza degli editori italiani di fronte alla rivoluzione digitale che ha investito il loro settore e li ha travolti come uno tsunami largamente preannunciato.