Il trionfo di Apple potrebbe essere la sua fine

di Michele Milanese 6

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La storia della Apple potrebbe essere la base di un ottimo romanzo. Un’azienda spesso sull’orlo del fallimento e che poi, come una novella Cenerentola, ha successo e diventa la prima della classe.

Un banale, tranquillo happy-ending.

Il problema è che la storia di un azienda non termina mai col capitolo del finale strappalacrime: in fondo son li per il profitto. E l’happy ending che Apple sta vivendo adesso potrebbe essere la fine della Apple così come la conosciamo adesso e come l’abbiamo amata finora.

E gli scenari futuri non sono tutti rosei…

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Il successo attuale della Apple potrebbe essere bacato fin dall’inizio. Il motivo? Questo trionfo di mercato è dovuto agli acquisti di persone che probabilmente non hanno mai conosciuto i prodotti con le mele prima dell’iPod e che non hanno alcuna concezione dell’ecosistema che stanno turbando.

Lo so che sembra il solito discorso sulla falsariga del “si stava meglio quando si stava peggio”, quello che fanno di solito i nonni a riguardo della guerra, ma non è così. Il fatto è che chi comperava un Macintosh prima della fine del XX secolo era una persona molto più consapevole di chi compera oggi un iMac: generalmente ne sapeva abbastanza di tecnologia da conoscere le alternative al sistema che usavano gli amici. E proprio per questo era uno che capiva che le macchine, per quanto ben fatte, sono e rimangono tali. Tuttavia Apple è stata abbastanza brava da circondare da sempre i propri prodotti di un’aurea di misticismo e di esclusività, con caratteri che spesso rasentavano la religione.

Come spiegarsi, altrimenti, il fatto che ancora oggi centinaia di persone usano un Newton quando potrebbero avere un palmare più piccolo ed efficiente?

L’utente Apple era una persona fedele al brand, ma abbastanza preparata da capire quali erano i difetti di ciò che comprava.
E tanto innamorata da perdonarli.

Adesso la Apple vende troppi computer per poter selezionare la propria clientela come faceva una volta, quando Think Different era molto più che un semplice slogan.

E soprattutto vende troppi computer degli stessi pochi modelli.
E così i difetti vengono fuori e la gente che ha preso un MacBook perché è di moda e perché pensa che i Mac non si possano rompere rimane delusa. Il loro prossimo computer sarà di nuovo un Apple? Non credo. Penso invece che torneranno a comperare modelli dai nomi improbabili di case improbabili dei quali non si sanno i difetti perché spesso sono prodotti in qualche improbabile stabilimento per una settimana soltanto, prima di aggiornare qualche componente.

E, ad esser sincero, mi arrabbio di più se è difettoso il mio MacBook Pro da 2000 euro piuttosto che se il mio Dell da 400 euro non carica un DVD.

Cosa succederà se questo succedesse domani, con la Apple che ha abbandonato la strada che aveva intrapreso fin dall’inizio per essere in grado di avere una fetta di mercato più sostanziosa?

Quando la Apple era al 3% del mercato globale si stava meglio, anche se si stava peggio. Steve Jobs rispondeva a gran parte delle e-mail che gli mandavano i suoi clienti e potevamo ancora girare con le cuffiette bianche sentendoci parte di un mondo diverso.

Quello è un mondo andato, ma era anche alla base della forza della comunità Apple. La stessa che ha sempre tratto d’impaccio l’azienda che amava e che ora li tratta con sufficienza.