Tecnologia IPS dell’iPad, conosciamola meglio

di Andrea "C. Miller" Nepori 29

Una delle caratteristiche che proprio non va giù a chi avrebbe voluto che iPad fosse un “vero” lettore di ebook, è stata la scelta, da parte di Apple, di utilizzare un LCD a retroilluminazione LED. C’è tuttavia un particolare del display di iPad che  viene spesso omesso da chi parla delle caratteristiche tecniche, ovvero l’utilizzo della tecnologia IPS (In-Plane Switching), che finora non aveva ancora debuttato su dispositivi portatili di così largo consumo. Ma che cos’è di preciso l’IPS e quali benefici comporta?

Partiamo intanto dal nome. IPS, come già accennato, significa In-Plane Switching. La definizione fa riferimento all’orientamento delle celle di cristalli liquidi del display, che vengono disposte in direzione orizzontale. Sui comuni schermi LCD TFT TN (Twisted Nematic) le celle dei cristalli sono invece disposte a diverse angolature per consentire un differente passaggio di luce. 

Detta in questo modo c’è di che far contenti un fisico o un ingegnere, ma in soldoni questo differente metodo di orientamento si traduce in un angolo visivo dello schermo molto più ampio. Nel realizzare un dispositivo come iPad, che a differenza di iPhone e iPod touch implica una maggiore condivisione fra più persone dei contenuti mostrati a schermo, era fondamentale adottare una tecnologia di questo genere (anche se qualcuno potrebbe obiettare che ne deriva un serio problema di privacy, soprattutto nell’ottica di un uso professionale).

La tecnologia IPS ha alle spalle una lunga storia di ricerca e sviluppo. Creata da Hitachi nel 1996, nei primi anni di esistenza l’IPS non fu adottato se non in soluzioni professionali di alto livello a causa degli alti costi di fabbricazione. Uno dei fattori che ha da sempre fatto lievitare i costi di questo tipo di display sta nel fatto che la disposizione orizzontale dei cristalli liquidi necessita di una retroilluminazione più potente per  raggiungere gli stessi livelli di luminosità di un comune monitor TFT con tecnologia TN. Per lo stesso motivo la tecnologia IPS non è riuscita a fare troppa strada nel settore laptop, dato che per ottenere una maggiore luminosità è inevitabilmente necessario consumare più energia, riducendo di molto la durata delle batterie di un portatile.

Come ha fatto dunque Apple a introdurre una tecnologia costosa e riservata a monitor da scrivania di alto livello su un dispositivo ancor più portatile di un netbook e dal costo contenuto?

Il deus ex machina si chiama LG Display. Nel 2009 l’azienda sudcoreana, da tempo fornitrice dei monitor dei Mac, ha avviato la commercializzazione di display LCD e-IPS (la “e” sta per enhanced) che rispetto ai propri predecessori hanno il vantaggio di migliorare le caratteristiche base dell’IPS. Pur costando molto meno i nuovi display IPS garantiscono un minor consumo di batteria poiché necessitano di una minore “quantità di luce” per la retroilluminazione.

I contratti di fornitura di Apple sono top secret e non è possibile avere conferme dall’azienda sul produttore dei display dell’iPad, ma l’ipotesi LGD è probabile in quanto è l’unica che si possa ragionevolmente formulare. LG è di fatto l’unico produttore che possa garantire ad Apple la fornitura di questa tipologia di display in grande quantità. Le altre aziende che offrono soluzioni IPS o sono attive principalmente nella ricerca (come Hitachi) o producono principalmente per altri settori o fasce di mercato (IPS Alpha e Nec).

Un altro indizio del fatto che possa essere effettivamente LG il fornitore dei display di iPad viene dal fatto che questa tecnologia ha debuttato, decisamente in sordina, negli iMac di ultima generazione, i cui monitor sono prodotti proprio dalla multinazionale sudcoreana. Ne abbiamo la certezza grazie allo smembramento operato da iFixit su un modello da 27″ dell’all-in-one della Mela.

Non dubitiamo che a poche ore dalla messa in vendita di iPad gli smanettoni di iFixit riusciranno a mettere le loro manacce sulle interiora e a confermarci questo particolare, anche se la mia curiosità, e penso quella di molti altri, riguarda non tanto il produttore quanto la effettiva resa visiva di questa nuova generazione di display.

Fonti tecniche: Wiki, Displayblog