Vodafone Internet Key: anche per Mac? Un’analisi.

di Andrea "C. Miller" Nepori 54

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Da qualche tempo uno spot televisivo molto trasmesso mostra una felice Ilary Blasi alle prese con un PC portatile connesso ad internet in un Taxi e svariati personaggi che non hanno niente di meglio da fare che arrampicarsi sugli alberi o in altri posti scomodissimi per navigare sul web con il proprio notebook. Lo spot pubblicizza la comodità della nuova Internet Key di Vodafone, un modem HUSPA/HDSPA UMTS che permette di accedere alla rete broadband dell’operatore più o meno da dovunque. Come ci si poteva aspettare, nello spot nessuno degli intraprendenti arrampicatori utilizza un Mac ma dalle specifiche presenti sul sito di Vodafone sembra che anche i computer Apple siano supportati dal dispositivo; uno sguardo più attento alle specifiche tecniche e a costi e modalità del servizio ci svela il solito inghippo.

Nella pagina dedicata alla Internet Key, Vodafone specifica che la chiavetta-modem funziona con Windows e Mac, ma quando andiamo a leggere con attenzione le specifiche, notiamo che il dispositivo supporta Vista a 32 Bit e Mac OSX da Panther in poi. Linux non viene neppure nominato di striscio, come prevedibile. Non viene nemmeno specificato il supporto per Leopard, che come ben saprete, non si può dare per scontato. Nel sito dell’operatore vengono inutilmente elencati i modelli di computer Macintosh sui quali il modem dovrebbe funzionare, come se l’installazione fosse indipendente dal sistema operativo presente sul computer. Una veloce richiesta telefonica al negozio Vodafone più vicino non mi conferma nulla se non l’incompetenza degli impiegati che non capiscono nemmeno di cosa sto parlando quando nomino Leopard. Una telefonata al servizio clienti mi fa girare a vuoto nei meandri dei menu numerici a cascata e non riesco a collegarmi con un operatore. Manca solo l’opzione: “Prema 1 per non sapere nulla che non potesse aver già letto sul nostro sito”. Scarico allora la guida alla configurazione e scopro senza eccessiva meraviglia che la possibilità di un installazione del dispositivo su un sistema non Windows non è nemmeno presa in considerazione. Provo dunque ad effettuare una ricerca su vari forum e scopro finalmente che la maggior parte di coloro che hanno provato ad installare la Internet Key su Leopard hanno avuto qualche problema. Alcuni parlano di un semplice rallentamento della connessione e una generale instabilità dei driver che però non compromettono la fruizione del servizio mentre alcuni utenti lamentano un’incompatibilità completa con l’ultimo sistema operativo di Apple.

Nessuna sicurezza dunque per tutti gli utenti Mac che utilizzano Leopard, almeno finchè Vodafone non si deciderà, con mesi di ritardo, a mettere in chiaro la faccenda. Via libera invece per tutti gli utenti Tiger che non si fanno spaventare dai prezzi delle offerte di connessione di Vodafone. Eh si, perchè anche se la Pen Drive vi viene data in comodato d’uso gratuito l’abbonamento al servizio prevede dei costi quasi proibitivi: 30 euro al mese per 100 ore di navigazione mensile e l’obbligo della sottoscrizione del contratto con addebito su conto o carta per minimo 24 mesi. Il costo orario in caso di superamento del limite è di 2 Euro ogni 60 minuti. Non so quali siano le vostre abitudini, ma personalmente ritengo che 100 ore mensili non siano abbastanza per il costo richiesto da Vodafone. Se avete la partita I.V.A. potete scegliere di spendere 60 euro al mese, sempre per 24 mesi, e vi sarà concesso di navigare per una banda totale di 10 GB mensili. Anche in questo caso, visto il costo e l’obbligo di una sottoscrizione biennale, al cliente viene offerto davvero poco. In più Vodafone utilizza furbescamente parole e locuzioni come Unlimited, “tutto incluso”, “in libertà” e via dicendo, per pubblicizzare servizi che non assomigliano nemmeno lontanamente ad una tariffa flat.

Guardate il lato positivo dunque: gli utenti Mac vengono snobbati da Vodafone e da altre compagnie, che li considerano clienti di serie B, ma hanno un’occasione in più per evitare di finire in pasto ad un sistema di ladrocinio legalizzato. Un sistema che potrebbe essere spinto ad una concorrenza più leale se alternative come il WiMax fossero implementate secondo le leggi del libero mercato e non in nome di regole per una spartizione anticoncorrenziale delle frequenze e delle infrastrutture, come avvenuto nel caso della tecnologia UMTS. Resta l’amaro in bocca per tutti coloro che, utenti Mac o meno, abitano in aree sfornite di un accesso internet a banda larga in un paese in cui il Digital-Divide regna sovrano e si trovano costretti a sottoscrivere servizi e contratti peggio che sconvenienti che calpestano spavaldamente il loro diritto di accesso all’informazione.