steve_jobsoldschool.jpg Carismatico fondatore di Apple Computer e CEO di Pixar, pioniere dell’industria informatica, cinematografica, musicale e da quest’anno, con il lancio di iPhone, dell’industria delle telecomunicazioni. Ce n’era abbastanza perché la rivista Fortune questa settimana decidesse di conferire a Steve Jobs il titolo di uomo d’affari più potente del 2007.

Lo scorso giugno, alla vigilia del lancio di iPhone sul New York Magazine era stato pubblicato un articolo di John Heilemann, in cui l’autore si chiedeva se la carriera di Steve, l’iGod, non fosse ormai arrivata ad un picco, preludio di un’inesorabile discesa. Sei mesi e svariati milioni di iPhone venduti più tardi, anche i dubbi di chi si chiedeva quali pazzi avrebbero comprato un telefono da 500$ sembrano fugati definitivamente e Steve Jobs è membro effettivo dell’empireo del Business, insieme a personaggi del calibro di Rupert Murdoch.

Ma la vita di Steve Jobs è più simile a quella di una rockstar che a quella di un grande capitano di industria.cover_25_igod.jpg Aneddoti, leggende, storie parallele hanno contribuito a creare attorno al fondatore di Apple una tangibile aura di riverenza quasi mitologica. Quale altro CEO di una grande industria è riverito a tal punto da avere addirittura un iconografia personale- il girocollo nero e i Jeans slavati con cui si presenta a tutte le occasioni ufficiali ? O da aver dato vita addirittura ad una parodia in pianta stabile ? Daniel Lyons, editor di Forbes, è colui che impersona il falso Steve Jobs (fake Steve Jobs), ed è autore di un blog molto seguito, The secret diary of Steve Jobs, parodia della vita di Jobs e di tutto il mondo dell’Information Technology. Sembra che quando l’identità del fake Steve Jobs non era stata ancora resa nota, addirittura Bill Gates abbia smentito la possibilità che vi fosse il suo zampino dietro a questa parodia.

Steve nasce a San Francisco nel 1955 e viene adottato dai coniugi Jobs pochi giorni dopo la nascita. Dopo la scuola a Cupertino si iscrive al Reed College nell’Oregon, ma lascerà l’università sei mesi più tardi. Dopo alcuni impieghi per la Hewlett Packard e la Atari e un illuminante viaggio in India, Steve scopre che l’amico Steve Wozniak sta lavorando ad un progetto di computer per uso personale e lo convince a fondare la Apple Computer. E’ il 1976, l’inizio della rivoluzione. Negli anni successivi la Apple crea Macintosh I e Macintosh II, che si riveleranno un enorme successo. Nel 1980 la Apple viene quotata e a soli 25 anni Steve si ritrova multimilionario.

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Una divertente immagine di Woz e David Lee Roth( non sembra Steve ?!) di fine anni settanta.

Come per molti musicisti -non abbiamo forse detto che Steve sembra più una rockstar che un business-man?- anche per Steve gli anni ottanta coincidono con un periodo di relativa crisi. Nonostante il primo vero enorme successo su larga scala ottenuto con l’Apple II nel 1984, i rapporti di Steve con il CEO John Sculley, che proprio Jobs aveva soffiato a PEPSI-Cola, lo portano ad allontanarsi dalla società.

Jobs in quegli anni fonda NeXT e presenta il NeXT Cube, un computer tecnologicamente avanzatissimo ma un completo fiasco commerciale, a causa del prezzo di vendita eccessivo. Tuttavia nel mondo accademico e professionale il NeXT Cube ebbe un buon seguito e fu utilizzato da Tim Berners Lee al CERN per creare il primo programma di gestione del World Wide Web.

Nel frattempo, Steve muoveva i primi passi verso l’industria cinematografica. Con l’acquisizione di Pixar dalla LucasFilm di George Lucas, che aveva bisogno di soldi per finanziare il proprio dispendioso divorzio, Jobs introdusse nuove concezioni anche in questo campo. Il contratto con la Disney portò alla creazione di successi del cinema d’animazione come Toy Story, A Bug’s Life e più recentemente, Gli Incredibili e Alla ricerca di Nemo.

Il terreno a questo punto era fertile per il grande exploit, la mossa imprevedibile e incredibilmente azzeccata, che contribuisce al consolidamento definitivo della fama di genio: il ritorno in qualità di CEO alla Apple, che nel 1996 versava in condizioni disastrose. Steve puntò sulla semplificazione della linea commerciale, abolì progetti costosi ed infruttuosi, e puntò al recupero del sistema UNIX che negli anni ’80 era alla base del progetto NeXT e che divenne la base di Mac OSX. Questa scelta, criticata da molti come un ritorno al passato, si rivelerà la prima di molte scelte vincenti, chiave di un inimmaginabile successo futuro. Un futuro che Steve aveva forse già intravisto, incompreso, negli anni ’80. Non a caso oggi Leopard è l’unico sistema operativo consumer ad essere certificato secondo lo standard UNIX.

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Era iniziata la nuova età dell’oro per la Mela di Cupertino: l’introduzione della nuova campagna think different, i successi dei nuovi computer Mac e l’affidabilità del nuovo sistema operativo MAC OSX, tuttavia, lasciano intravedere solo uno spiraglio della nuova rivoluzione che di lì a poco stava per avere inizio.
L’introduzione dell’iPod è il grandissimo colpo messo a segno dalla nuova dirigenza Jobs e con l’ introduzione di iTunes Store anche il mercato musicale è definitivamente scombussolato dall’intraprendenza di questo geniaccio dell’industria.

Contrariamente a quanto si pensa, tuttavia, l’appellativo più spesso riferito a Steve Jobs da chi lo conosce bene e ci ha lavorato accanto, non è genio, ma si riferisce più prosaicamente ad una parte del corpo: asshole – lascio a voi la traduzione.
Sembra infatti che che la grande forza di Steve venga dalla sua intransigenza e dalla capacità di sapere sempre ciò che vuole e vogliono gli altri. Gli stessi che hanno conosciuto questo aspetto della personalità di Steve ammettono che però è difficile rinfacciare a qualcuno il proprio carattere presuntuoso, quando negli ultimi 30 anni quel qualcuno, anche grazie a quel carattere, non ha praticamente mai sbagliato nulla. Anche ciò che può essere visto come un insuccesso, come l’esperienza NeXT, è comunque la base di innovazioni più ampie.

Allo stesso modo Jobs è stato ampiamente criticato e osannato per le sue capacità di salesman, di venditore e per l’abilità nella creazione di ciò che comunemente viene definito come campo di distorsione della realtà: è una sorta di influenza carismatica e quasi ipnotica che Steve esercita su chi lo ascolta. Chi altri tiene presentazioni dei prodotti della propria azienda davanti ad una platea in ieratico silenzio, strappando WOW di sorpresa anche ai più navigati giornalisti? Battiato lo chiamerebbe sintomatico mistero, ma in realtà questo meccanismo ha ben poco di misterioso. E’ una commistione di idee e way of thinking, innovazione e design, di affidabilità e semplicità: un’aura che Jobs possiede e sa mantenere e trasmettere ai prodotti di Cupertino. Ma il vero pallino di Jobs era ed è il gusto, inteso come stile e dovere culturale. Non a caso in un intervista alla PBS affermò che:

“Il grosso problema di Microsoft è che non hanno gusto. Non hanno assolutamente gusto, e non intendo per questioni marginali. Non ce l’hanno nei grandi progetti, nel senso che non pensano ad idee originali e non c’è cultura dietro i loro prodotti”.

Eppure sembra che Steve Jobs negli ultimi anni si sia definitivamente addolcito; a causa del tumore al pancreas che è riuscito a sconfiggere ma che ha ricordato all’iGod di essere come tutti un comune mortale, dicono alcuni; per il bene della Apple, dicono altri: Steve non vuole trovarsi di nuovo ad andarsene da Infinite Loop 1 sbattendo la porta , come successe negli anni 80. In ogni caso, nell’ultimo lustro Steve ha stretto accordi che in altre epoche nessuno avrebbe potuto immaginare, come la partnership con INTEL, che Jobs, dopo un accordo sfumato negli anni settanta era arrivato quasi a considerare come il male informatico assoluto.

Jobs Gates Mossberg

Che dire invece della Pax Aurea siglata con Microsoft? E pensare che al momento del lancio dell’iPod Steve non aveva nemmeno previsto una versione per PC di iTunes, limitando in questo modo a 15 milioni di Mac user il bacino di utenza del nascente lettore mp3 della Apple. Poco tempo più tardi ci ripensò e come disse col suo solito sarcasmo a Walt Mossberg durante la convention organizzata dal Wall Street Journal per la storica apparizione in coppia con Gates: “si trattava di concedere un bicchier d’acqua ghiacciata a chi vive all’inferno”.

Nella stessa occasione però Steve ammise che :

“Io e Woz non fummo molto bravi nel creare alleanze, forse perchè avevamo fondato un’azienda con l’idea di creare l’intera banana.(un computer all-in-one , ndr). Bill e la Microsoft sono stati molto bravi in questo.”

Forse ancora più sensazionale e inaspettato l’ultimo grande accordo siglato con la AT&T per la commercializzazione dell’iPhone.Il colm dell’ironia della sorte per uno che iniziò la sua carriera economica come Phone Phreaker: Jobs e hedb.jpgWozniak nei primi anni settanta costruivano e vendevano blue box, apparati illegali che permettevano di chiamare gratis dall’altra parte dell’America, sfruttando un hack divulgato da John Draper, a spese, indovinate un po’, della AT&T. Ma Steve questa volta ha capito la necessità di un accordo col diavolo e non si è tirato indietro ne ha puntato i piedi: a 52 anni suonati ha pensato bene di rivoluzionare con un nuovo smartphone anche il settore della telefonia mobile. C’è comunque chi legge nella facilità di sblocco dell’iPhone una sorta di piccolo regalo che il vecchio Steve ha voluto fare agli utenti, per far loro capire che ancora una volta ha saputo ottenere ciò che voleva , ma soprattutto ha saputo ancora una volta ciò che gli altri vogliono.

Steve Jobs ha creato l’idea del personal computing e l’ha innovata più e più volte. L’uomo d’affari più potente d’America ha lasciato finora una traccia evidente del suo passaggio e delle sue rivoluzioni e ne è consapevole. Ma non chiedetegli nulla a proposito o non fateglielo notare perchè risponderebbe così:

” Non penso molto all’eredità che lascerò. Io penso soltanto a svegliarmi ogni mattina per lavorare con persone fantastiche, nella speranza di creare qualcosa che gli altri amino quanto lo amiamo noi”