iP4Play ha chiuso i battenti

di Andrea "C. Miller" Nepori 1

Nella foto: Charlotte Stokley la prima Miss Facetime di iP4Play

iP4Play, azienda che forniva “servizi erotici” tramite FaceTime, ha chiuso i battenti. Questa volta, però, la battaglia di Steve ed Apple contro la pornografia su iDevice non c’entra nulla. iP4Play, molto semplicemente, non è più riuscita a far quadrare i conti. L’idea in fondo era buona, quale che sia il vostro giudizio nel merito: una servizio di hotline a pagamento basato sull’uso del servizio di videochiamata lanciato lo scorso anno da Apple. Il problema è che la nicchia di riferimento è troppo ristretta e non permette di gestire gli alti costi di un servizio come quello di iP4Play.

In un intervista a Cult Of Mac, che ha sempre avuto una… linea diretta con l’azienda, il CEO di iP4Play Travis Falstad spiega che il problema, secondo lui, sta tutto nella ridotta adozione di FaceTime da parte degli utenti, e nella concorrenza delle webcam:

“Il problema è la mancata adozione di FaceTime [da parte di un buon numero di utenti] e la concorrenza delle webcam, assieme agli alti costi necessari per mantenere talenti e qualità. Il nostro staff ha dato il meglio ma eravamo un po’ troppo ‘avanti’. Siamo fieri di ciò che siamo riusciti a fare in così poco tempo con una nuova tecnologia”.

E pensare che iP4Play era partita alla grande, tanto da generare più di mille chiamate durante i primi cinque giorni dall’attivazione del servizio. O almeno così sosteneva l’azienda. Non è da escludere che fossero numeri un po’ gonfiati a fini di marketing. Nonostante il fallimento, Falstad ritiene che l’idea fosse ottima e a qualcuno che voglia far partire un servizio simile a questo, il CEO di iP4Play consiglia di aspettare che l’adozione di FaceTime aumenti.
La verità, molto più probabilmente, è che non saranno mai davvero tanti i clienti disposti a spendere un sacco di soldi per un peep show su iPhone da condurre attraverso un servizio di video chiamata che nella maggior parte dei casi è impostato per funzionare con la mail principale –reale– dell’utente.