iPhone 4G-HD: gli ultimi dettagli sul prototipo

di Andrea "C. Miller" Nepori 15

La storia del prototipo di iPhone ritrovato in una birreria di Redwood City e venduto a Gizmodo per 5000$ ha fatto il giro dei media mainstream ed è uscita con prepotenza dal recinto del MacWeb. Lo ha fatto lasciandosi dietro parecchi dubbi e molte analisi discordanti sulla liceità ciò che ha fatto la testata online del gruppo Gawker.

Oltre agli aspetti di carattere giornalistico e legale (pare che la polizia stia indagando), sono saltati fuori anche altri dettagli di carattere tecnico sul prototipo (che in questo momento dovrebbe essere di nuovo al sicuro nelle segrete stanze di Cupertino) e sulle modalità di gestione dell’assegnazione di prototipi agli ingegneri da parte di Apple.

Ecco un riassunto degli ultimi sviluppi fino ad oggi.

Furto o smarrimento?

Per non incorrere nelle ire del dipartimento legale di Apple, Nick Denton (il fondatore di Gawker Media) e soci hanno dichiarato fin da subito che il prototipo di iPhone gli era stato venduto come “smarrito e ritrovato”, presupponendo dunque la propria ignoranza sulla vera condizione legale del dispositivo.

Secondo la legge della California, è il tizio che si è tenuto il prototipo dell’iPhone ad essere passibile di denuncia per furto, perché non avrebbe fatto quanto possibile per restituirlo al legittimo proprietario, pur essendo a conoscenza che tale proprietario poteva essere Apple.

L’anonimo che ha smerciato il prototipo non ha davvero fatto tutto ciò che poteva per restituirlo, dato che non ha nemmeno telefonato al Gourmet Haus Staudt, il locale dove l’iPhone era stato smarrito. Il proprietario del locale ha fatto sapere che il giorno successivo Gray Powell, l’ingegnere che ha smarrito il telefono, ha telefonato più e più volte, molto agitato, per sapere se qualcuno si era fatto vivo con il telefono.

Alla fine della storia, Denton, Jason Chen (l’editore capo) e la Gawker Media potrebbero essere colpevoli di concorso nel reato di ricettazione. E’ un dato quasi certo, però, che Apple non sporgerà alcun tipo di denuncia, ora che ha riavuto indietro il telefono. Non converrebbe per una semplice questione di immagine.

In caso di reati come quelli qui ipotizzati non c’è, però necessità di denuncia e un’indagine può essere avviata d’ufficio. Secondo le ultime indiscrezioni pare proprio che il Distretto di Polizia competente, ovvero quello di Santa Clara, sia al lavoro sul caso dell’iPhone smarrito. Lo segnala CNet, che però non è in grado di stabilire se la polizia stia indagando su Gizmodo, sul tizio che ha “trovato” l’iPhone e non lo ha restituito, o su entrambi. Vi terremo aggiornati in caso di sviluppi.

Etica giornalistica

La crew di Gizmodo per adesso ha schivato l’accusa penale (non è detta l’ultima parola) ma non si è potuta sottrarre alla gragnola di critiche che sono piovute da giornalisti tecnologici e addetti ai lavori. Si sono venute a formare due vere e proprie scuole di pensiero.

Da una parte chi ritiene che mettere a repentaglio la carriera di un giovane ingegnere che ha commesso un errore comune per inseguire lo scoop a tutti i costi, ricorrendo a pratiche da checkbook journalism (pagare per lo scoop, comportamento tipico delle riviste di gossip). Perché dare così tanto risalto ad una storia del genere, agendo ai limiti della legalità e in barba a qualsiasi etica giornalistica, se non per guadagnare popolarità a dismisura?

Dall’altra chi si schiera con Gizmodo e accusa i “pundits” à la Gruber, di essere acriticamente allineati con Apple e con il suo concetto di access journalism”, ovvero quel tipo di reporting in qualche modo mediato dalla divisione PR delle aziende. In buona sostanza Denton e soci dicono: voi (Gruber, Inathko, ma anche reporters del NYT, WSJ ed altri grandi) non criticate davvero Apple e non osate schierarvi contro perché altrimenti vi chiudono i rubinetti, non vi mandano i gadget più fighi del mondo in prova, non vi invitano più agli eventi in cui i gadget più fighi del mondo vengono presentati. Apple fa il suo lavoro e lo fa bene, voi gli date il destro e sorridete contenti.

Uno scoop come quello messo a segno da Gizmodo, ha detto Nick Denton, è uno di quei colpi grossi per i quali qualsiasi giornalista sano di mente venderebbe la propria madre. Le conseguenze che molto probabilmente subirà Gizmodo per aver fatto girare questa notizia (la già citata “chiusura dei rubinetti”) non sono importanti secondo Denton e non bisogna preoccuparsene mentre si scrive una storia, perché altrimenti il rischio è l’autocensura.

Engadget Vs Gizmodo

Sebbene il problema del cosiddetto “access journalism” nel caso di Apple non sia affatto trascurabile, è anche abbastanza evidente che la spregiudicatezza da tabloid inglese di Gizmodo, che ha esposto al pubblico ludibrio un povero Cristo come Gray Powell con articoli esplicitamente volti a ridicolizzarlo per strappare la risata facile e qualche migliaio di Pageviews in più e che nulla avevano a che vedere con il succo della storia, non è la soluzione al problema.

Ad uscire vincente da questo circo mediatico, almeno dal punto di vista etico,  è senza dubbio Engadget. A quanto pare il tizio che ha poi venduto il prototipo a Gizmodo si era già fatto avanti con il sito concorrente, forse nell’intenzione di alzare il prezzo dello scoop. Ma il Chief Editor Joshua Topolsky ha rifiutato l’affare (forse più per il timore di implicazioni legali che non per purezza etica) e quando ha subodorato che lunedì 19 aprile Gizmodo avrebbe pubblicato il super scoop, ha cercato di rovinare la festa alla concorrenza pubblicando in anteprima le foto del prototipo fornite dall’anonimo.

In buona sostanza un bel buco nell’acqua nel breve termine (milioni e milioni di pageviews non avrebbero fatto schifo neppure ad Engadget) in cambio di un’immagine pubblica pulita sul lungo termine – e forse anche qualche gradito miglioramento dei già buoni rapporti con i PR Apple, per pura ripicca nei confronti di Gizmodo.

Steve’s Toys

Una delle domande più gettonate sulla questione riguarda la reale possibilità che un’azienda attenta alla segretezza fornisca per uso personale il prototipo di un dispositivo ancora segretissimo a un semplice ingegnere del software di 27 anni.

Consideriamo però che lo scoop di Gizmodo è tale per il disvelamento del design, non per aver rivelato che Apple sta lavorando ad un iPhone 4. Trovatemi qualcuno che non sappia già per certo che Apple a giugno o ai primi di luglio lancerà un nuovo iPhone.

In ogni caso la procedura di consentire a dei prototipi di uscire dal campus è necessaria e inevitabile, perché non c’è altro modo di testare davvero un dispositivo che fa largo uso di una infrastruttura così ampia come la rete cellulare limitandone l’operatività ad una ristretta area geografica. Secondo John Gruber questo non è il primo prototipo di iPhone smarrito, è solamente il primo ad essere finito nelle mani sbagliate prima che Apple riuscisse a recuperarlo.

Secondo quanto riportato da Bloomberg è Steve Jobs in persona che monitora lo stato dei prototipi: quanti sono, dove sono e a chi sono affidati. L’iCeo monitora personalmente la cosiddetta “carry list” di coloro che possono adoperare un prototipo fuori dal Campus. Per poter entrare nell’esclusivo club dei “carriers” il dipendente deve firmare un NDA aggiuntivo e molto più restrittivo rispetto a quello generico che viene sottoscritto normalmente al momento dell’assunzione.

Sul bancone della birreria di Redwood City Gray Powell ha lasciato anche la fiducia personale di Steve Jobs, ma difficilmente la riavrà indietro.

Il design di iPhone 4G – HD

Il prototipo di Gizmodo è un modello che, vi piaccia o meno, è molto simile a come sarà il prossimo iPhone. Gruber dice che lo si capisce dal codice identificativo:

“Secondo quanto afferma Gizmodo, uno dei codici a barre dell’unità riporta il codice N90_DVT_GE4X_0493. Secondo diverse fonti (mie) che hanno familiarità con il progetto, N90 è il nome in codice dato da Apple all’iPhone GSM di 4a generazione, il cui lancio è previsto per giugno o luglio di quest’anno. DVT sta per “Design Verification Test”, una tappa del processo di produzione Apple. La tappa DVT è abbastanza avanzata; sulla base di queste considerazioni, ritengo che l’unità possa assomigliare molto (se non del tutto) a ciò che Apple ha in mente di lanciare”

Se ancora vi chiedete perché Apple non si affida mai ai focus group e non lascia trapelare nulla prima del dovuto, vi basti il confuso coacervo di reazioni discordanti che si sono registrate sul Web nel giro di una settimana. Non c’è dubbio che Apple non ne terrà conto, ma questa volta parte dell’hype sarà sfumato. La prima cosa che i giornalisti del settore faranno sarà controllare quali delle caratteristiche del prototipo non sono finite nel modello commercializzato.

Il problema sorgerà se una delle features (la fotocamera frontale, o il flash) non potrà essere inclusa nella versione finale per scelte relative ai costi o a necessità di design. Ma ci sta anche, per contro, che questa storia a luglio se la ricordino solamente i tecnofili e che quindi per il grande pubblico nulla cambierà rispetto agli altri anni. In conclusione non credo che questa incredibile vicenda sul lungo termine influenzerà più di tanto il successo della prossima generazione di iPhone.