Apple rimuove da App Store un gioco che critica Foxconn

di Andrea "C. Miller" Nepori 3

Tornano, inevitabili, le polemiche sulle politiche di approvazione delle applicazioni presenti in App Store. Ieri Molleindustria, un collettivo italiano le cui produzioni si collocano a metà fra la videoludica e l’arte di opposizione, segnalava su Twitter la pubblicazione su App Store di Phone Story, il “primo gioco anti-iPhone per iPhone”. Nell’app il giocatore deve ripercorrere la catena produttiva che porta alla creazione dei dispositivi come l’iPhone, a partire dall’estrazione del coltan nelle miniere illegali in Congo fino all’assemblaggio del device presso gli stabilimenti Foxconn. Con un interessante corto-circuito socioeconomico, tutti i ricavati della vendita dell’applicazione sarebbero stati devoluti per intero alle associazioni per la tutela dei lavoratori delle fabbriche in cui gli smartphone vengono prodotti. Peccato che poche ore dopo la pubblicazione del gioco, l’epurazione fosse già compiuta a causa della violazione di quattro punti delle linee guida per gli sviluppatori.

Molleindustria ha approntato subito una pagina in cui esplicita le motivazioni del bando comminato all’applicazione. Ecco le caratteristiche del gioco contestate da Apple:

  • 15.2 Apps that depict violence or abuse of children will be rejected
  • 16.1 Apps that present excessively objectionable or crude content will be rejected 
  • 21.1 Apps that include the ability to make donations to recognized charitable organizations must be free 
  • 21.2 The collection of donations must be done via a web site in Safari or an SMS

Gli sviluppatori non protestano riguardo i primi due punti, perché a quanto pare il gioco “soddisfa” tali definizioni. Molleindustria critica piuttosto i due punti riguardo la beneficenza, dato che Phone Story non include affatto un meccanismo per la donazione e nella descrizione è semplicemente contenuta una dichiarazione d’intenti da parte dei developers. Insomma, quel che fanno gli sviluppatori con i soldi ricavati dall’applicazione non è affare di Apple e in quest’ottica la contestazione dei cerberi senza volto di App Store non ha molto senso.

Molleindustria ha intenzione di proporre nuovamente l’applicazione su App Store dopo una revisione… “che mostri la violenza e gli abusi sui bambini coinvolti nella catena produttiva dei prodotti elettronici in maniera non-cruda e non-obiettabile”.

In ogni caso verrà distribuita una versione del gioco anche per dispositivi Android, che tuttavia non avrà di certo la carica critica che poteva essere riservata all’app per iPhone. Volenti o nolenti l’iPhone è il campione, in positivo e negativo, della rivoluzione degli smartphone ed è quindi in un app per iPhone che può condensarsi la carica d’opposizione di un gesto artistico come quello di Molleindustria. Nonostante i vistosi sforzi di Apple nel garantire la maggior trasparenza possibile nella gestione dei produttori asiatici, iPhone incarna suo malgrado anche tutte le nefandezze che oggettivamente la produzione di questo genere di dispositivi provoca e di cui noi utenti finali ci scordiamo facilmente. La “libertà” dell’Android Market vanifica il perno su cui l’encomiabile operazione di Molleindustria fa leva. Operazione che forse con questa messa al bando è riuscita ad eviscerare le contraddizioni del sistema ancora meglio di quanto preventivato.