App Store e contenuti per adulti: Apple censura 500px ma non Twitter

di Lorenzo Paletti 2

Apple ha qualche problema con i contenuti sensibili accessibili tramite App Store, e non è una novità. Nelle ore in cui gli sviluppatori di 500px lavorano per modificare le API del loro servizio, accusati di distribuire immagini di nudo facilmente accessibili, ci si chiede per quale motivo non spetti la stessa sorte anche a Twitter e a Vine.

Vine, per chi non lo sapesse, è un’app acquistata da Twitter e comparsa su App Store da qualche giorno. Si tratta di un social network incentrato su contenuti video da 6 secondi. Un utente può facilmente registrare un filmato e caricarlo sul proprio feed condividendolo tramite Facebook (che nelle ultime ore sembra avere bloccato l’upload da Vine) e Twitter, similmente a come accade per le fotografie con filtri retrò su Instagram.

Tanto Vine quanto la stessa app di Twitter non sono contro la pornografia o il nudo. Se una immagine pornografica viene caricata su 500px, questa è prontamente rimossa non appena segnalata agli amministratori del servizio. Lo stesso non vale per Twitter, dove con una semplice ricerca tramite hashtag mirati è possibile scoprire una cornucopia di contenuti sensibili. Lo stesso discorso vale per Vine, che può essere utilizzato (e sta già venendo utilizzato) per la condivisione di contenuti di natura pornografica. Twitter rassicura: qualsiasi video non adatto ad un pubblico di minori richiederà la conferma da parte dell’utente prima di essere visualizzato.

Ma la questione rimane aperta. Twitter viene santificato da Apple, ed è stato persino integrato in iOS. Vine compariva fino a qualche ora fa tra le featured app su App Store, e trovare contenuti sensibili su entrambe le piattaforme è semplice tanto quanto con l’app di 500px. Solo quattro giorni fa Apple scriveva, tramite l’account @AppStore: “Vine è la nostra #EditorsChoice perché è l’app video di @Twitter che permette di vedere e condividere loop da 6 secondi”.

Apple può fare quello che vuole delle app che le vengono spedite per la pubblicazione su App Store e scegliere di caricarne alcune e e lasciarne da parte altre. Si tratta di una clausola che gli stessi sviluppatori sono costretti ad accettare se vogliono vedere la loro app finire sugli iDevice di tutto il mondo.

In alcuni celebri casi la censura ha colpito con discrezione dei recensori di Cupertino, facendo storcere il naso a molti. Non è un caso che persino Google temesse il rifiuto di Google Maps.

Se le ragioni della cancellazione di 500px sono quelle citate, e non c’è ragione di dubitarne, perché Twitter e Vine sono ancora al loro posto? Apple ha una patata bollente tra le mani (no pun intended), e mentre pare che Twitter abbia cominciato a filtrare particolari termini di ricerca su Vine, il commento ufficiale di Cupertino continua a farsi attendere.

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