I 7 Mac più belli di sempre




Steve Jobs diceva che il design non si limita all’aspetto di un prodotto ma riguarda anche la sua funzione. E’ vero, e per questo Apple è sempre stata una “design driven” company, contrapposta alla concorrenza molto più “engineering driven”. E vero anche, però, che l’aspetto esteriore del prodotto aiuta al primo impatto e quest’unione di forma e funzione ha sempre portato alla creazione di computer Macintosh per i quali la cifra estetica ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale.
E’ per questo che in occasione del trentennale ho voluto raccogliere in questa lista i 7 Mac più belli di sempre.

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7 – Apple Macintosh

Il Macintosh originale, il primo di una lunga seria e il vero festeggiato della giornata di oggi.
In un epoca in cui Personal Computer era ancora sinonimo di cassapanca a tre ante, il Macintosh era compatto, piccolo e “portabile”, tanto che lo si poteva prendere per la maniglia e infilare in un’apposita borsa. Era anche un fornetto elettrico ambulante, perché Steve non aveva voluto inserire alcuna ventola. Il risultato fu un computer tanto silenzioso quanto bollente.

Bello perché: completamente diverso dalla concorrenza, radicale e rivoluzionario, nonostante i compromessi. Per la prima volta “bello” fu un aggettivo associabile ad un personal computer.
Segni particolari: All’interno della scocca di plastica sono incise le firme di tutto il Macintosh team originale.


6 – MacBook Air

Nel 1984, durante la presentazione del Macintosh, Steve Jobs estrasse il computer da una borsa, prima di farlo “parlare”. Nel 2008, 24 anni più tardi, l’iCEO ripeté lo stesso numero, ma con una busta gialla (“manilla”,la chiamano gli americani) da cui tirò fuori il MacBook Air, il computer portatile più sottile di sempre.
L’immagine che ho scelto per questa lista non mostra la versione originale ma una successiva iterazione, molto più bella.
A dimostrazione ulteriore di come si possa lanciare sul mercato un prodotto radicale ma ancora soggiogato a compromessi costruttivi che verranno appianati e migliorati nelle successive revisioni.

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Bello perché: sfida la fisica e la percezione, con ritrovati estetici, come i bordi sfuggenti della prima versione, che mitigavano i compromessi progettuali della prima versione.
Segni particolari: misurava 4mm di spessore nel punto più sottile ed era il notebook PC più sottile mai realizzato.


5 – Mac Pro 2013

Il Mac Pro 2013, con le sue forme che “sconvolgono” il modello “tower” che i PC professionali hanno conservato in vita fino ad oggi, è stata una piacevole sorpresa. Non a caso Phil Schiller, nel presentarlo alla WWDC del giugno scorso, si è lasciato andare: “can’t innovate anymore, my ass”. Insomma: a quel paese tutti quelli che pensano che Apple non possa innovare ancora in maniera drastica. Un Mac coraggioso (e bellissimo, nonostante i facili paralleli con i cestini dell’immondizia).

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Bello perché: Unisce forma e funzione in un sinolo che è un vero trionfo del design. Rivoluziona il concetto della workstation come cassone di metallo, pesante e da nascondere sotto la scrivania.
Segni particolari: E’ il primo Mac che Apple torna a produrre ed assemblare in America.


4 – iMac 2012

Un vero successo del team di designer guidati da Jony Ive. E’ l’equivalente desktop del MacBook Air, ma è ancora più estremo. Le forme smussate lo fanno apparire più sottile di quel che è. I dettagli sono curati con un attenzione spasmodica e la linea è una delle più affascinanti di sempre. Se un crononauta del 1985 arrivasse qui, oggi, e vedesse questo iMac lo riconoscerebbe subito come il pronipote futuribile del Macintosh 128k.

Photo Credits: Wired UK
Photo Credits: Wired UK

Bello perché: inganna l’occhio con un disegno sapiente della scocca, che lo fa sembrare sottile ed etereo, in maniera quasi innaturale.
Segni particolari: è il primo iMac – e quindi il primo Mac Desktop – ad abbandonare definitivamente il drive ottico.


3 – iMac G3

Il primo prodotto del sodalizio professionale e spirituale fra Steve Jobs e Jony Ive, l’iMac G3 fu, ancora una volta, radicale e nuovo. E soprattutto colorato, in un periodo in cui il mercato era dominato dalle “beige box”. Un prodotto appariscente, che diceva “sono qui” a chiunque si chiedesse che fine avesse fatto l’azienda di Cupertino e che diede la possibilità all’agenzia TBWA \ Chiat \ Day di sbizzarrirsi in una campagna policromatica ad alto impatto.

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Bello perché: è una scommessa rischiosa che ha pagato come meritava. Il colore è un segno distintivo che segna una rottura con un mercato dominato dalle “beige boxes”.
Segni particolari: La maniglia sul retro, la cifra stilistica di Jony Ive. Era accompagnato da un mouse che viene ricordato come uno dei più brutti e peggio concepiti della storia Apple.


2 – Mac Cube

L’idea era a dir poco strepitosa: un Mac racchiuso in un cubo trasparente, con un CD Rom a caricamento verticale. Un design che lo rendeva quasi una scultura. Il Mac Cube fu tutto questo ma anche una testimonianza di come spesso l’estetica non basta e, a volte – ma solo a volte – bisogna prestare un po’ l’orecchio anche agli ingegneri. Di sicuro dal Cube, il cui plexiglas soffriva di visibili fessurazioni, Ive e Jobs hanno imparato lezioni importanti. A noi è rimasto, in pochi esemplari, uno dei Mac più belli – e meno fortunati – di sempre.

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Bello perché: c’è forse da chiederselo? Basta guardarlo: un anima di computer incastonata nel plexiglas e incorniciata da una forma appagante e completa.
Segni particolari: Non tutte le ciambelle vengono col buco. Nel caso specifico non tutte le materie plastiche sortiscono l’effetto sperato, soprattutto se la qualità non è all’altezza del design. Apple ne vendette solo 148.000 esemplari prima del ritiro, che fu annunciato con uno dei comunicati stampa Apple più inusuali di sempre.


1 – iMac G4

A quattro anni dal lancio del primo iMac, Apple decise di cambiare un’altra volta le carte in tavola. La seconda generazione di iMac inaugurava l’uso del policarbonato bianco in un design a dir poco sbalorditivo: una calotta conteneva tutti i componenti e un braccio pieghevole e snodato la collegava al monitor, un LCD da 15“ (e 17”, successivamente) incorniciato da un bordo in plastica trasparente. In America lo chiamavano sunflower, in Italia, dove ha avuto un buon successo, l’iMac G4 era detto lampadone. E’ il più bel Mac di sempre, a parere del sottoscritto (e di molti altri Apple User), perché racchiude l’essenza dell’all-in-one con soluzioni allora all’avanguardia e decisamente in anticipo sul proprio tempo.

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Bello perché: riassumeva tutto ciò che un computer desktop poteva essere 12 anni fa. Anche in questo caso il design si esprimeva tanto nell’estetica – impareggiata – quanto nella funzione.

Segni particolari: Il monitor regolabile grazie al supporto flessibile che si muove e si piega. E’ ad oggi uno dei Mac post 2000 più ricercati dai collezionisti.

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