Di
Camillo Miller, in
iPad.
Ieri Twelve South ha lanciato l’HoverBar, un braccio flessibile con supporto per iPad che si aggancia al piedistallo di un iMac o di un Thunderblot Display e consente di affiancare il Tablet allo schermo principale.
E’ un prodotto interessante, non troppo diverso da soluzioni analoghe che si possono trovare già adesso sul Web, ma sicuramente più rifinito nel design, com’è nello stile di Twelve South. HoverBar è un po’ caro (79$) ma almeno ad un primo sguardo sembra un’idea ben realizzata e la possibilità di agganciare il braccio ad un iMac o ad un display è solo una delle possibili destinazioni d’uso, come mostrato dal video promozionale del prodotto (a seguire).
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La scorsa domenica ad Indianapolis si è giocato il Super Bowl 2012, la finale per l’assegnazione del titolo di campioni della National Football League statunitense.
Come noto si tratta tanto di un grande evento sportivo quanto di un seguitissimo show televisivo e il costo di uno spot di quelli che vanno in onda durante l’intervallo può toccare i 3,5 milioni di dollari. E’ più o meno la cifra che ha pagato Chrysler-FIAT per il suo commercial con Clint Eastwood. O quella che deve aver sborsato Samsung per poter sparare a zero sugli scemotti che se ne stanno in fila per comprare il solito, barbosissimo iPhone.
Apple non ha mandato in onda alcuno spot durante l’intervallo della partita. Ciò nonostante, come ha fatto notare Jim Cramer di Mad Money e TheStreet.com, l’azienda di Cupertino ha potuto beneficiare del miglior messaggio pubblicitario possibile: il product placement gratuito a cura dei vincitori della partita. Leggi tutto l’articolo
Da quando Apple ha presentato Siri, i paragoni con GladOS si sono sprecati. Questa parodia però è la prima che mette in scena una “Siri” dalla cattiveria comparabile a quella della AI della serie Portal. Ottima realizzazione e begli effetti speciali. Recitazione del protagonista forse da rivedere, ma per fortuna esistono film come The Expendables al cui confronto anche un corto d’azione come questo meriterebbe l’Oscar.
Il 2011 è stato un anno caldo per quanto riguarda gli addii, almeno per Apple. Diverse importanti figure hanno infatti deciso di lasciare il proprio posto a Cupertino per proseguire altrove la loro carriera. Il 2012 si apre come il 2011 si era chiuso, con David Tupman che lascia la compagnia. Tupman era Vice President of iPhone and iPod Engineering, e lascia un posto che occupava ad Apple da oltre dieci anni. A lui va riconosciuto il merito di avere lavorato fin dal primo iPod ai lettori multimediali di Cupertino, lavoro per il quale è stato in breve tempo promosso a VP of iPod Engineering. Quando è stato ufficializzato lo sviluppo di iPhone nel 2007, Tupman è stato messo a controllare anche quella branca dell’hardware Apple, acquisendo il nuovo titolo che ha lasciato proprio con la fine del 2011.
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Uno dei metodi utilizzati per scoprire con un po’ di anticipo i piani di Apple consiste nello scartabellare fra i documenti degli uffici di registrazione dei marchi di posti lontanti come Trinidad & Tobago, luoghi prescelti da Apple per registrare (con largo anticipo e spesso tramite società prestanome) dei trademark su termini che verranno utilizzati in futuro per descrivere un prodotto o una particolare caratteristica di un dispositivo.
E’ successo più volte in passato ed è successo di nuovo la scorsa settimana per il termine “Macroscalar”, ma con una sostanziale differenza: l’ente presso il quale Apple ha depositato il marchio non è quello di una sperduta isoletta bensì il Patent Office statunitense.

Ovvio quindi che tale registrazione abbia scatenato una ridda di ipotesi sulle possibili applicazioni del termine, che sappiamo riferirsi ad una nuova generazione di microprocessori su cui Apple sta lavorando da tempo. E alla luce di questa scoperta le sibilline parole di Tim Cook sul futuro dell’iPad (così come le ha riportate l’analista Gardner) assumono tutto un altro significato.
Sulle pagine di Daring Fireball, John Gruber fa notare come, a seguito dell’ultimo aggiornamento di OS X Lion, sia cambiato il cursore che rappresenta un guanto “alla topolino” quando si passa con il mouse sopra un link. Con OS X 10.7.3 Apple ha infatti introdotto una funzione del sistema operativo che modifica le dimensioni degli elementi a schermo in maniera uniforme al variare della risoluzione. Questo potrebbe essere letto come un indizio riguardo i tanto vociferati schermi High-DPI che starebbero impegnando gli ingegneri di Cupertino.
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Un lettore di TouchArcade ha fatto una scoperta che sta facendo discutere parecchio i tanti che scaricano ogni giorno giochi ed applicazioni per iPhone. Moltissime app (giochi nel caso specifico) raggiungono le posizioni alte della classifica grazie ad una “spinta” scorretta da parte di alcune società che agiscono dietro pagamento.
Giochi come Tiny Pets, Social Girl, Crime City e Pet Town sono tutti nella top 25 di App Store, si tratta di giochi prodotti da vari sviluppatori, che per fare pubblicità hanno usato un metodo poco lecito, pagando una azienda per ottenere download e commenti fasulli.
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Nell’articolo “Impostare un account Gmail POP in Mail su OS X Lion”, pubblicato ieri qui su TAL, abbiamo visto come sia possibile attivare un account POP per Gmail bypassando l’impostazione di default di Mail, che prevede la creazione di una casella IMAP.
Uno dei motivi per i quali può essere utile impostare Gmail in POP su Mail è l’esecuzione di un backup di tutti i messaggi di posta presenti sul proprio account.
Nei commenti all’articolo diversi lettori ci hanno fatto notare che il metodo, per quanto efficace, non è dei più comodi e che anche l’IMAP si può usare a questo scopo.
La verità è che utilizzare un client di post per il backup locale è comunque una soluzione poco elegante. Il client è sviluppato per offrire un’interazione totale con il protocollo di posta. Quel che serve, per il backup, è un software dedicato che si preoccupi unicamente di effettuare il download dei messaggi (anche in IMAP, volendo) preservandoli in locale, ben schedati.
BackUp Gmail è una piccola utility, disponibile sul Mac App Store a 1,59€, che svolge proprio questo compito.
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