Spotify supera la royalties di iTunes in Europa per alcuni artisti

di Andrea "C. Miller" Nepori 1

L'editore Kobalt, che si occupa della riscossione delle royalties musicali per più di 6000 artisti di calibro internazionale, ha rivelato che durante il primo trimestre del 2014 i diritti pagati da Spotify ai suoi clienti hanno superato quelli versati da iTunes. Una netta inversione di tendenza rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

13% in più. E’ quanto ha pagato Spotify agli artisti di Kobalt, fra i quali spiccano grandi nomi come Bob Dylan, Paul McCartney e Lenny Kravitz. Il dato è relativo al solo mercato europeo e non è dato sapere se anche altre grandi agenzie di “riscossione diritti” abbiano notato tendenze analoghe. Negli Stati Uniti il dominio di iTunes Store invece non è ancora messo in discussione dal noto servizio di streaming musicale.

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Per Kobalt il cambiamento è particolarmente rilevante: nel corso del primo trimestre 2013 i suoi artisti guadagnavano il 32% in più da iTunes rispetto a Spotify. Ancora nel trimestre immediatamente precedente a quello del sorpasso, ovvero gli ultimi tre mesi del 2013, iTunes portava in cassa l’8% in più rispetto al servizio concorrente.

Sono dati relativi ad un singolo mercato e ad un singolo publisher, certamente. Per questo non è facile capire se questo cambiamento possa già considerarsi sistemico. Data l’importanza di Kobalt sulla scena musicale internazionale, però, è difficile sottovalutare l’importanza di questa prima, evidente inversione di tendenza rispetto al passato.

La necessità di investire sullo streaming (e fare presto) certamente è chiara ed evidente anche per Cupertino. Probabilmente ci vorrà poco. Non è un segreto che l’acquisizione di Beats Music da parte di Apple fosse finalizzata, almeno in parte, a mettere le mani su un servizio di streaming già avviato. Un servizio che può contare, più che su un vasto numero di utenti, sul peso specifico di personaggi come Dr Dre e (soprattutto) Jimmy Iovine, i cui legami con l’industria discografica sono fondamentali.

Lo scopo, non dichiarato ma evidente, è riuscire a proporre un’offerta ancora più vantaggiosa rispetto a quella della concorrenza. Un obiettivo raggiungibile unicamente erodendo il margine o contrattando in maniera feroce sui diritti versati alle etichette. Quanto ad una possibile data di lancio del nuovo “iTunes in abbonamento”, si parla con insistenza della prima metà del 2015.

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