iPad ed ebook reader a scuola: la sperimentazione del liceo Lussana di Bergamo

di Andrea "C. Miller" Nepori 14

Photo Credits: T. Woodson – Flickr

L’introduzione delle nuove tecnologie in ambito didattico è una pratica che è facile associare, quasi in automatico, alle grandi e ricche istituzioni scolastiche statunitensi dalle rette astronomiche, spesso convinti che in Italia un approccio innovativo come quello non sia neppure possibile.
Al Liceo Scientifico Lussana di Bergamo è in corso una sperimentazione che non ha nulla da invidiare ai progetti tecnologici degli istituti della West Coast. L’iPad e gli ebook reader, grazie all’impegno della professoressa Dianora Bardi, hanno iniziato la scuola insieme agli studenti della 4a L il 15 settembre scorso.

A quanto si è letto sulla stampa orobica e nazionale, però, pareva che la sperimentazione fosse partita subito con il piede sbagliato. “Salta in liceo Bergamo la prima lezione con i-pad ed eBooks”, scriveva l’ANSA con il consueto approccio creativo ai nomi di prodotti della Mela. Possibile? Una scuola che riesce a far partire un progetto che prevede l’acquisto di nuove tecnologie non pensa ad una cosa così basilare?
Per saperne di più non restava che andare direttamente alla fonte e chiamare Dianora Bardi per farci raccontare in prima persona che stanno combinando al Liceo Lussana.

“Ma le pare possibile che riusciamo a far partire un progetto che prevede l’uso degli iPad e degli ebook reader e non abbiamo pensato alla wi-fi”, mi risponde la prof. Bardi quando all’inizio della nostra telefonata le chiedo subito conto del particolare che tanto è piaciuto ai giornali. Semplice questione tecnica, mi spiega la docente (che poi ha risposto nel merito anche a BergamoNews, da cui era stata segnalata la carenza): c’è stato bisogno di un potenziamento della rete nell’aula della 4a L per supportare il carico di una trentina di dispositivi connessi in contemporanea e con i ritardi dovuti al rientro il primo giorno di scuola non era stata possibile attivarla per tempo.

Tanto più che il Liceo Lussana di Bergamo, ci tiene a dirmi la prof, è una scuola ENIS (European Network of Innovative School) e le tecnologie –compresa la connessione wireless– non mancavano anche prima dell’acquisizione dei nuovi iPad. Ma la domanda andava fatta subito, per chiarire quel che era successo il primo giorno e poter poi parlare della sperimentazione vera e propria.

Già dal 15 di settembre, però, i ragazzi della 4L avevano in mano il loro iPad, concesso in comodato d’uso della scuola. E del resto non serviva per forza la connessione ad Internet per guidare i ragazzi al primo approccio con un dispositivo che fino al quel momento non avevano mai preso in mano e che quest’anno dovranno imparare ad utilizzare come strumento per la didattica. Il 16 settembre, per la cronaca, era già tutto operativo e funzionante. Il 17, venerdì scorso, sono arrivati i 4 iPad mancanti che Apple non era riuscita ad inviare per tempo.

La sperimentazione

Chiarita la questione ho potuto parlare con la professoressa Bardi di cose più interessanti e farmi spiegare meglio alcuni degli aspetti pratici del progetto.

Lo scopo della sperimentazione mi era già chiaro grazie al comunicato stampa diramato qualche giorno fa dalla Scuola:

Lo scopo del Progetto è quello di verificare se l’utilizzo di strumenti mobili e versatili di lettura e rielaborazione, come ebook reader e iPad, possa rappresentare un reale fattore di innovazione metodologico-didattico, affiancando e/o sostituendo i tradizionali libri di testo, nonché incidere sulla motivazione allo studio, sul processo di apprendimento e, in particolare, agevolare l’acquisizione di specifiche competenze di lettura e scrittura.

Facile a dirsi, ma nel concreto, quali pratiche verranno messe in atto? La reperibilità dei contenuti, nel generale mortorio dell’editoria digitale italiana, mi sembrava potesse essere uno scoglio non indifferente. Ma basta svincolarsi dal dogma del “sussidiario”, per capire che in fondo già molto si può fare senza chiedere nulla agli editori.

Una delle parole chiave, mi ha spiegato la prof. Bardi, è “classici”. Gli insegnanti hanno l’autonomia di strutturare il programma dell’anno scolastico come meglio ritengono (seppur entro le linee del ministero) e volendo possono anche fare a meno dei libri di testo, strumenti dal valore salvifico senza i quali una buona parte dei docenti della mia carriera scolastica avrebbero potuto “insegnare” tutt’al più le regole dello scopone scientifico.

La letteratura italiana fino a buona parte del novecento, ovvero più o meno dove si fermano i programmi dei Licei, è ormai libera dal giogo del copyright decennale. Su Liber Liber o nel database del Progetto Gutenberg si può trovare di tutto senza troppi problemi e a costo zero. Vale lo stesso principio per la letteratura inglese. Anzi, nel caso specifico il progetto Gutenberg è praticamente una miniera d’oro da cui attingere liberamente. Allo stesso modo gli eredi di Cicerone e Tito Livio pare non si siano mai lamentati della diffusione in rete delle opere originali degli illustri avi. Per i dizionari di italiano e latino c’è internet (e le schiene degli alunni ringraziano).

“E poi ci sono le apps”, mi suggerisce la professoressa citando ad esempio le varie versioni della Divina Commedia che sta scegliendo insieme ai ragazzi fra le tantissime disponibili su App Store. Basta fare un giretto virtuale nelle sezioni Istruzione e Libri dello Store virtuale per rendersi conto di quante risorse aspettino solamente di essere utilizzate.

La selezione di applicativi utili alla didattica è proprio il primo passo da affrontare con la collaborazione dei ragazzi. “La professoressa di scienze mi ha già detto che ci sono applicazioni fantastiche  per la chimica”. E pensando ad esempio a The Elements di Theodore Gray non è difficile concordare.

“Lei m’insegna, ci sono applicazioni di ogni tipo che possono fare al caso nostro”. E’ solo un intercalare, certo, ma quel “lei mi insegna”, che la prof. Bardi non lesina durante la nostra chiacchierata mi dice qualcosa sulla sua disponibilità a discere e non solo a docere ed è indicativo dell’atteggiamento che un insegnante deve assumere quando in classe entrano le nuove tecnologie.

“Per i docenti sarà un vero bagno di umiltà”, ci tiene ad esplicitare la professoressa. “I ragazzi potranno insegnare molto a noi che non siamo nativi digitali ma il docente dovrà ancora guidarli verso la concettualizzazione e la rielaborazione dei contenuti.” Sono i mezzi, che cambiano, insomma, non lo scopo.

Gli aspetti economici e operativi della sperimentazione sono più semplici di quello che si potrebbe pensare. Alla fine dello scorso anno la professoressa, in collaborazione con il Prof. Mario Rotta dell’Università di Firenze – referente scientifico del progetto, ha presentato il dettagliato progetto per l’introduzione di iPad ed ebook reader in classe all’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, suscitando vivo interesse. Non è stato difficile convincere chi di dovere in Regione a finanziare la promettente sperimentazione, il cui costo, ci tiene a sottolineare Bardi, non è esorbitante. Soprattutto se lo si confronta con altri investimenti come quelli per le lavagne interattive, le famose LIM, oggetti dal sapore vagamente retrofuturibile assurti ad acritico simbolo di “innovazione” ma spesso calati dall’alto in contesti scolastici a bassissima preparazione tecnologica.

Apple Italia ha dato il proprio appoggio e la massima disponibilità, tanto che già questa settimana alcuni tutor accreditati faranno visita al Liceo Lussana per mostrare ad alunni e docenti come utilizzare iPad al meglio.

I Tablet, in totale 23 esemplari, sono stati acquistati dall’Istituto e poi concessi in comodato d’uso ai ragazzi e agli insegnanti che hanno firmato un documento di assunzione di responsabilità, versato una cauzione, stipulato in alcuni casi un’assicurazione privata e se li porteranno a casa dopo il suono della campanella. Dovranno essere riconsegnati alla scuola alla fine del secondo quadrimestre e ad occuparsi degli aggiornamenti e di altri aspetti tecnici durante l’anno saranno gli assistenti scolastici.

Studentesse americane studiano con l’iPad – Credits: SC Sentinel

L’iPad fa notizia ed è senza dubbio il fulcro della sperimentazione, ma la prof. Bardi ci tiene a ricordare che fra gli strumenti a disposizione degli alunni ci sono anche sei ebook reader, che però rimarranno in classe. Vanno sotto la voce strumenti anche Dropbox, utilizzato in condivisione da tutti gli studenti e fondamentale per la rapida propagazione dei documenti, e una piattaforma Wiki ad hoc finalizzata alla condivisione del lavoro svolto dalla classe.

La professoressa si dice sicura che il fisiologico elemento distrazione non verrà acuito dall’utilizzo dai dispositivi. Il lavoro a gruppi, modalità di lezione principale per la classe, già sperimentata anche senza la dotazione tecnologica, sarà già sufficiente a garantire una maggiore attenzione. In ogni caso la professoressa controllerà che sugli iPad non vengano installati i giochi. E non la si può biasimare. Provate a pensare di dover scegliere fra la versione di Quintiliano e Angry Birds, voi su che icona fareste tap?

Parleremo ancora della sperimentazione della professoressa Bardi. L’accordo è quello di risentirci non più tardi della fine del primo quadrimestre per sapere come sta procedendo il progetto e per scoprire qual è la media dei voti dello studente iPad.

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  • Gasno

    Devo fare i miei complimenti alla redazione per il grado di approfondimento dell’articolo e per l’assoluto interesse del contenuto! ecco un modo per distinguervi dalla mediocrità della stampa digitale su internet. scritto peraltro in un ottimo italiano (un errore con l’H, ma ci sta)!

  • ypsilon

    Gasno dice:

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    quoto!

  • andros91

    Complimenti per l’articolo!

  • @ Gasno:
    Dov’è l’errore che lo distruggo senza pietà? :D

    Trovato e corretto, grazie mille per la segnalazione ;)

  • zioronan

    ragazzi vi segnalo che il sito apple è down, restituisce il solito “404 Not Found”…

  • Paolo

    Gasno dice:

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  • cricolo

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  • Guglielmo Tarozzi

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